giovedì, Maggio 19, 2022
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Monoclonali, altrove miracolosi. In Campania un fallimento

Nella nostra regione c’è un problema di organizzazione

Nella lotta al Covid-19 non esiste solo il vaccino. Da qualche mese infatti l’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, ha autorizzato anche l’utilizzo degli anticorpi monoclonali. Un farmaco in grado di ridurre la pericolosità del virus e di abbatterne la mortalità. In pratica l’anticorpo monoclonale «va a potenziare la risposta immunitaria dell’organismo proteggendolo con anticorpi di origine umana, praticamente gli dà un supporto di anticorpi che da solo l’organismo non ha ancora prodotto» ha spiegato la dottoressa Evelina Tacconelli (dell’università di Verona) al giornale ‘Avvenire’.

«Una sola dose di anticorpi monoclonali, somministrata al paziente con Covid-19 nei primi tre giorni di infezione, in una sola ora riduce di oltre l´80% il rischio di ricovero ospedaliero» ha raccontato la dottoressa al giornale romano. L’unica indicazione teraupetica da seguire è quella di somministrarlo nelle ore immediatamente successive all’accertata positività e nei primissimi giorni di comparsa dei sintomi. Nei mesi scorsi l’utilizzo di questo prodotto ha dato notevoli risultati.

A parte la convenienza sanitaria ha anche una convenienza dal punto di vista economico. Un farmaco monoclonale infatti costa al sistema sanitario circa 1.000 euro che in confronto ai 20mila pagati per ogni giorno di ricovero in ospedale di un paziente sembrano davvero nulla.

Eppure in Campania questo prodotto viene somministrato pochissimo

La regione che li ha utilizzati di più al momento è il Veneto con 5.926 anticorpi monoclonali somministrati, seguito dal Lazio e dalla Toscana. La Campania è solo ottava con 1.823 somministrazioni. Se si guarda nel dettaglio la nostra regione si scopre che il presidio ospedaliero di Maddaloni ne ha somministrati 305, seguito dall’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli con 289, dalla Federico II con 249, da quello di Agropoli con 238, lo Scarlato di Scafati con 205. Solo 78 invece all’ospedale universitario Vanvitelli. Il Cotugno, dove per altro viene stoccato il farmaco, ne ha utilizzati solo 38.

Ma perché questa cura, che per molti studi scientifici è salvifica, nella nostra regione è un flop? L’Unità di Crisi lo scorso 5 gennaio invitava «i direttori generali a mettere in campo tutte le azioni necessarie a favorire tali trattamenti, anche in considerazione del fatto che ogni azienda ha abilitato numerosi medici alla prescrizione».

Ivan Gentile (professore ordinario di Infettivologia alla Federico II) ha spiegato, in un’intervista a Repubblica, come le Asl non stiano applicando i protocolli per il suo utilizzo. Il professore è arrivato finanche a denunciare la «carenza di organizzazione» delle aziende sanitarie. Inoltre, spiega sempre l’infettivologo «c’è anche un altro risolvo negativo: le regioni che ne avranno utilizzato di più riceveranno un maggior numero di farmaci antivirali, premio ai virtuosi che esclude gli spreconi.

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