E’ attesa per le motivazioni del verdetto sull’inchiesta.

Tra i tanti che aspettano di leggere le motivazioni della Cassazione sul verdetto che ha smontato l’accusa di mafia per il ‘Mondo di mezzo’, c’e’ Maurizio Fumo, ex presidente della Quinta sezione penale della Suprema Corte – in pensione da poco – e a lungo sostituto procuratore della Dda di Napoli. Di ‘tentacoli’ ne sa. Non crede che a Roma la mafia sia un’ ipotesi azzardata, e dal ‘Palazzaccio’ ha tenuto in carcere il clan Spada accusato di 416bis e attivo nella capitale. “Le associazioni di tipo mafioso sono presenti, ormai e non da poco, in tutta Italia, – sottolinea Fumo – come dimostrano i processi che ci sono stati in Piemonte, in Emilia Romagna in Lombardia. Non aver efficacemente contrastato questo tipo di criminalita’ nei luoghi di origine, e non parlo del contrasto di tipo giudiziario e poliziesco che c’e’ stato, ha determinato la sua espansione nel resto del Paese”. Per questo, prosegue l’ex giudice, “chi sognava una autonomia differenziata anche in questo campo deve rivedere i suoi calcoli: se una parte del Paese sta male, prima o poi, il problema contagia anche chi se ne e’ disinteressato”.

“E’ antistorico – e’ convinto Fumo – e contro il buon senso ritenere che la ‘linea del Rubicone’ non sia valicabile da questo fenomeno”. Per l’ex ‘ermellino’, e’ “abbastanza probabile che anche a Roma ci siano delle organizzazioni ‘autoctone’ che hanno preso a modello la metodologia e l’organizzazione mafiosa: e’ la citta’ dove si concentra il potere politico e, in parte, quello economico e questo attira la criminalita’ pervasiva”. Sul clan Spada, ricorda che il collegio che ha presieduto nel 2018, “non ha avuto difficolta’ a sostenere, sia pure in sede cautelare, che si trattava di una organizzazione che utilizzava modalita’ che erano palesemente di stampo mafioso”. “In questi giorni ha destato scalpore il fatto che la Sesta sezione che ha ‘ammorbidito’ il verdetto su ‘Mafia capitale’ avesse emesso due sentenze con le quali in fase cautelare aveva confermato la validita’ dell’impianto accusatorio per i reati di mafia in ‘Mondo di mezzo'”. Ma occorre tenere a mente che “la pronunzia cautelare interviene allo stato degli atti; quella definitiva quando tutte le carte sono in tavola”.

ad

Fatta questa premessa, per Fumo, “e’ certo che i magistrati che devono scrivere le motivazioni che alleggeriscono Carminati e Buzzi non potranno ignorare i verdetti precedenti scritti dai loro colleghi, e non li invidio in questo compito”. “Evidentemente sono state rimeditate le posizioni precedentemente espresse, ma alla fine il problema si riassume nella questione di dove vogliamo porre i confini tra mafia e criminalita’ comune. E’ alla sostanza delle cose che bisogna guardare e l’assenza di ‘morti a terra’ non deve ingannare perche’ la mafia, da sempre, uccide solo quando e’ debole o quando deve affermare (o riaffermare) il suo predominio”, conclude Fumo. Sui tempi di attesa del verdetto, dice infine che “non ci vorra’ troppo tempo perche’ ci sono delle scadenze per l’appello bis”.

Riproduzione Riservata