Padre Giuseppe Zonno, responsabile dell’area scolastica dell’Istituto Scuole Pie Napoletane, a Stylo24: la didattica a distanza non può proseguire a lungo, la scuola è accoglienza.

Il mondo della scuola paritaria insorge contro il governo e la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. A far discutere è l’art. 222 della bozza del decreto Rilancio, quello su “Misure per sicurezza e protezione nelle istituzioni scolastiche statali e per lo svolgimento in condizioni di sicurezza dell’anno scolastico 2020/2021”: dalla bozza del testo pare che i 331 milioni di euro con cui viene incrementato il fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche nell’anno 2020 siano destinati (come suggerisce il titolo dell’articolo stesso) soltanto alle scuole statali.

Delle paritarie, 12.500 istituti dove studiano circa 866 mila ragazzi e lavorano 150 mila tra docenti e altro personali, invece non c’è traccia. A loro vengono assegnati 65 milioni di euro (art. 224) destinati alle scuole dell’infanzia non statali, nella fascia 0-6 anni.

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Stylo24 ha avuto modo di parlare con Padre Giuseppe Zonno, responsabile dell’area scolastica dell’Istituto Scuole Pie Napoletane a Fuorigrotta, di un tema estremamente delicato.

Come, alla luce dell’emergenza sanitaria Covid, cambierà il sistema di istruzione in Italia?

Non so come cambierà, ma senza dubbio dovrà tener conto della nuova struttura che si è inaugurata in questo periodo. Anche se io, pur essendo abbastanza tencologico, ritengo, che non si possa proseguire a lungo con la didattica a distanza. La scuola deve portare gli alunni a incontrarsi, essere prima di tutto accoglienza. Le relazioni che si creano tra gli studenti, con i docenti, anche i rapporti di questi con i genitori, sono le cose che la rendono attraibile. Quando mancano per troppo tempo, sorge un problema. L’ambiente classe non si può ricreare con la tecnologia.

Padre Giuseppe Zonno

Come il governo sta trattando le scuole paritarie?

Probabilmente chi governa o non sa, e vorrei che non fosse così, oppure non ricorda, che c’è una legge sulla parità scolastica 62/2000. Secondo cui esiste sistema scolastico nazionale integrato, per cui la scuola italiana è formata dalla quella pubblica, statale o non statale (o paritaria). Se non si considera questo, e non lo si sta facendo, è logico che tutti gli interventi sono a favore della scuola pubblica statale, lasciando a quella non statale solo le birciole. Cosa è stato dato alla pubblica paritaria? Il contributo che si dà ogni anno, con una piccola aggiunta per la scuola dell’infanzia e niente di più. Noi abbiamo fatto parte del Fis, il fondo di integrazione salariale che sostituisce la cig, ma che per ora è stato solo promesso. Il nostro istituto, come tutte le scuole paritarie, almeno quelle cattoliche, ha messo del suo per far avere lo stipendio intero ai docenti. Ma, continuando così, il pericolo è che a settembre molti di noi chiudano. Per dividere una classe in più gruppi serviranno altri insegnanti. E chi li paga? Dovremmo aprire il 10 settembre, ma stiamo ancora aspettando norme certe per sapere cosa dobbiamo fare.

Questi mesi in cui gli studenti sono rimasti a casa, come potranno essere recuperati in futuro?

Non sono un tecnico, ma credo che dal punto di vista psicologico resterà per sempre un ricordo non positivo, qualcosa di sbagliato. L’auspicio è che, soprattutto per l’infanzia, scattino quei meccanismi di rimozione che risiedono nella nostra mente per eliminare questa sorta di piccolo buco nero. Credo, tutto sommato, che alla fine andrà così, altrimenti sarà stato fatto un danno grave.