Il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito

È un vero peccato che la bella penna del presidente dell’Autorità portuale di Napoli s’ingolfi sempre nel momento in cui dovrebbe essere, invece, incisiva e chiara. Questa mattina, Pietro Spirito ha firmato un interessante intervento sul «Corriere del Mezzogiorno» per spiegare perché ha deciso di autofinanziare la costruzione del nuovo waterfront drenando quasi 20 milioni di euro dal bilancio dell’Ente e aprendo un contenzioso con il gruppo parlamentare del Movimento Cinquestelle.

Il Molo Beverello

Tra valutazioni tecniche e appassionate difese del suo operato, Spirito si è lasciato scappare una frase sibillina. «Forse, questa azione decisa per dare al Beverello un volto nuovo ha dato fastidio a qualcuno – ha scritto –. Si sperava che, come al solito, ci si sarebbe impantanati nella inerzia amministrativa».

Perché Spirito spara nel mucchio? Chi è questo «qualcuno» – di cui evidentemente conosce le generalità, ma non le rivela – che sarebbe danneggiato dall’attivismo, finora solo su carta, dell’Autorità portuale? I parlamentari grillini sono, secondo lui, il terminale di un network di potere «infastidito» dal nuovo progetto del Molo Beverello?

Perché Spirito non ne fa nome e cognome? Altrimenti, è un’accusa generica che nasconde solo una insofferenza per visioni che siano divergenti dalla sua.

Con questa strategia di comunicazione, come già scritto da Stylo24, il presidente parla da politico e non da tecnico. Il che non è un male se si fa il sindaco o il parlamentare o il ministro, e non il capo di un’Autorità di sistema portuale tra le più importanti del Mediterraneo.