Il sindaco Luigi de Magistris e sua moglie, Maria Teresa Dolce

Gli interrogativi sui criteri delle scelte  

di Giancarlo Tommasone

«Gentile sindaco, gentile assessore, innanzitutto vorrei ringraziare il primo cittadino Luigi de Magistris, per la sua sensibilità e attenzione alla cultura nell’accogliere questa proposta. E inoltre vorrei ringraziare Maria Teresa Dolce per aver seguito con cura e attenzione» le fasi della vicenda. Così inizia Lorenzo Hengeller la propria laudatio per la cittadinanza onoraria partenopea conferita a Stefano Bollani, talentuoso pianista milanese. La domanda fondamentale che bisogna farsi, è come mai sia stata ringraziata Maria Teresa Dolce, moglie del sindaco, per il conferimento dell’onorificenza a Bollani.

Dolce non è un personaggio politico, non ha ruolo istituzionale (né dentro, né fuori il Municipio), e quindi non sappiamo a che titolo venga citata. E il primo interrogativo ne fa sorgere un altro, vale a dire: qual è il metodo che si segue a Napoli per conferire le cittadinanze? La proposta, innescata di solito da una raccolta di firme, attraverso un iter ben definito, passa al vaglio del Consiglio comunale, che decide con il voto, se accoglierla o meno.

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Ma, dalle parole di Hengeller, si evince che ad avere un ruolo fondamentale per il conferimento, sia stata oltre al primo cittadino, la sua consorte. Lo ribadiamo, a che titolo? Forse Dolce è riuscita a convincere Bollani ad accettare la proposta di Hengeller? Non crediamo, visto che «diventare» partenopei rappresenta un onore, e lo stesso pianista si è detto entusiasta per il riconoscimento. E allora, in che modo, la moglie di de Magistris ha seguito con «cura e attenzione» la vicenda? L’ha caldeggiata presso il marito (e non il sindaco) in via del tutto informale e confidenziale? L’ha indicata lei stessa? E poi, lo ribadiamo: quali criteri si seguono per accordare o meno, una proposta di cittadinanza onoraria? C’è una ricerca alla base, per comprendere se una persona possa «diventare» o meno napoletana, attraverso quanto fatto per diffondere l’immagine della città, incarnarne lo spirito? Oppure si attribuisce l’onorificenza, nel caso di Bollani, solo perché a seguire le fasi della vicenda, è stata la moglie della fascia tricolore? A conti fatti, il pianista milanese, oltre ad aver all’attivo delle produzioni ispirate alla nostra città, una su tutte il progetto Napoli trip, e oltre ad aver scritto una lettera a Carosone, all’età di 11 anni, non sembra avere molto a che fare con Napoli. Sicuramente la ama, ma la passione per il capoluogo partenopeo, è comune a un numero elevatissimo di artisti in tutto il mondo. Del resto non convincono nemmeno le motivazioni accampate da Hengeller, che termina la laudatio, ricorrendo a un sillogismo: se Napoli è il jazz, Bollani è il jazz, ergo Bollani è napoletano.