di Giancarlo Tommasone

Dove c’era da raccogliere rifiuti, costruire appartamenti, apportare opere di ammodernamento oppure effettuare lavori di ripristino o di ampliamento, c’erano i Moccia. «Perché camorra, munnezza e cemento – come sottolinea un investigatore da sempre impegnato contro la criminalità organizzata – in certi territori, camminano insieme». Quattro pietre angolari a formare il direttorio: Anna Mazza (deceduta per cause naturali a settembre del 2017, meglio conosciuta come La Signora, vedova di Gennaro Moccia), i figli Luigi e Teresa Moccia, il genero Filippo Iazzetta.

Il quadro dirigente individuato dai magistrati nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 45 misure di custodia cautelare contro la famiglia malavitosa di Afragola. Il periodo delle indagini relative al suddetto procedimento si ferma alla metà del 2015. Il direttorio affidava i «territori occupati» ai «senatori» (così li definiscono i magistrati). Questi ultimi avevano competenze gestionali del malaffare ad Afragola, Casoria, Arzano, Cardito, Caivano, Crispano, Frattamaggiore e Frattaminore. Quando entravano in comuni in cui vi era la presenza di altri gruppi, provvedevano a fornire loro parte di quanto estorto alle ditte impegnate nei lavori o affidatarie di servizi.

La lista è lunga e annovera numerose richieste con conseguente corresponsione del pizzo nei confronti sia di ditte di costruzioni – che realizzano edifici privati – sia all’indirizzo di imprese impegnate in lavori presso edifici pubblici o aziende specializzate nella raccolta dei rifiuti solidi urbani. Spesso la corresponsione delle tangenti grava sui cittadini, costretti a pagare di più per l’aumento del costo delle opere pubbliche o dei servizi.
I Moccia non risparmiano nessuno, nemmeno uno spazio che una volta era nella disponibilità all’Arma. A giugno del 2011 emissari del clan visitano il cantiere per la riqualificazione della ex caserma dei carabinieri a Frattamaggiore e riescono a farsi consegnare 2.000 euro. Poca cosa se paragonati ai 70mila euro percepiti tra maggio e giugno del 2012 dalla ditta che sta affrontando le opere di riqualificazione del Castello di Caivano.

Oppure ai 30mila che il titolare della ditta che sta costruendo i nuovi loculi cimiteriali del Comune di Caivano, è costretto a pagare per la «tassa di Pasqua» del 2012.

Alla fine i lavori costeranno alla collettività ulteriori 300mila euro. Puntate simili avvengono anche presso il consorzio cimiteriale di Frattamaggiore, Frattaminore e Grumo Nevano (nell’aprile del 2012). Sotto torchio anche le ditte del servizio di raccolta dei rifiuti. Costrette a pagare tranche da 10mila euro mensili per lo sblocco del cantiere (episodio accertato ancora una volta a Caivano e sempre nell’aprile del 2012) oppure a corrispondere 6.000 euro al mese, come avviene per il rappresentante dell’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti nei comuni di Frattamaggiore, Frattaminore e Crispano. In diverse occasioni – scrivono i magistrati nel voluminoso faldone dell’ordinanza – non vi era nemmeno bisogno di minacciare, bastava presentarsi a nome dei Moccia.