Il blitz interforze contro il clan Moccia ad Afragola

di Giancarlo Tommasone

«Mi hanno detto: il pezzo di terra è tuo, adesso semina quello che vuoi tu». A parlare, intercettato dalle forze dell’ordine, è Mariano Barbato. Quest’ultimo spiega a un suo sodale come abbia avuto il permesso dai vertici dei Moccia per la gestione degli affari illeciti al rione Salicelle. La trascrizione della conversazione è contenuta nel faldone dell’ordinanza eseguita nei giorni scorsi nei confronti della storica famiglia di Afragola. Naturalmente, oltre a pagare il «mutuo» per l’acquisto del pezzo di terra, vale a dire l’ampia percentuale sui proventi alla cosca madre, il gruppo deve farsi carico di tutte le incombenze legate al controllo del territorio di pertinenza.

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Di tali incombenze fanno parte anche le uscite per il mantenimento dei carcerati. I soldi sono pochi e c’è pure chi si lamenta: stavamo meglio quando facevamo solo i furti. Siamo a maggio del 2014, Barbato ha ricevuto una lista di nove nomi a cui corrispondere le mensilità e siccome quella lista è stata prodotta – secondo gli inquirenti – dai vertici della famiglia afragolese, non può far altro che provvedere e la situazione non è delle migliori per il gruppo; poiché – denotano contenuti e tenore delle conversazioni intercettate – avrebbe problemi con la riscossione del denaro delle estorsioni.

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Barbato ha a che fare anche con alcuni parenti di affiliati reclusi che si lamentano del ritardo nel pagamento degli stipendi e che lo portano a dire: questi non hanno capito che la barca stiamo cercando di raddrizzarla, la stiamo aggiustando la barca, non la stiamo sfasciando perché non c’era proprio il bisogno di mandare tutte queste mensilità là dentro (ai carcerati, ndr)… se i soldi sono pochi se la prendessero con chi si è fatto i mattoni in faccia vista (le ville) con i vetri blindati alle finestre di alluminio. Gli inquirenti sottolineano pure che il mancato arrivo dei soldi delle estorsioni, faccia ipotizzare ai vertici del suddetto gruppo, di ridimensionare il flusso delle uscite e di posticipare «i pagamenti degli stipendi al 20 del mese».
C’è pure da dire che ci sono lamentele per la nuova gestione del territorio da parte dei Barbato; i fratelli, infatti, secondo gli inquirenti, hanno scalzato Nicola Luongo, che però, per molto tempo, avrebbe continuato a racimolare il pizzo per conto suo. Il problema si riscontra anche a livello militare. Sia il numero dei componenti del gruppo che i proventi sarebbero deficitari. Alcuni affiliati si lamentano della situazione e di Mariano Barbato, che non sarebbe abbastanza incisivo.

«Siamo sette, otto di noi. Dove vuoi andare? – a parlare è Nunzio Porzio – Non devi far vedere che sei debole, altrimenti ci abboccano (ci uccidono, ndr)». Anche perché la politica che sta seguendo il gruppo non si rileva lucrativa, in quanto evidentemente, secondo Porzio, l’attività estorsiva non ha ancora dato i frutti sperati. Per Porzio sarebbe meglio tornare a fare ciò che faceva prima, ossia i furti.
«Abbiamo sempre fatto i furti – Nunzio si rivolge a Pierino Castellacci – e guadagnavamo 1.000 euro a notte, 2.000 euro a notte… qua stiamo facendo il bordello per senza niente, ‘o frate».