La schermata con i dati in chiaro degli innovation manager, dati che abbiamo provveduto a cassare

Tutela della privacy 4.0

di Giancarlo Tommasone

Per le aziende che hanno bisogno di un innovation manager, il Mise (Ministero dello Sviluppo economico) ha messo a disposizione, e pubblicato su una sezione dedicata del suo portale, i nomi di chi si è iscritto all’albo. Si tratta di un bacino che conta circa novemila professionisti del settore, ai quali le società potranno rivolgersi, per consulenze finalizzate «a sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale attraverso le tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0». Tutto ciò pagando la consulenza attraverso voucher. 

Gli incentivi, i fondi
a disposizione

Le aziende potranno accedere anche ad agevolazioni, attraverso un incentivo di 40mila euro (le risorse stanziate per la misura, dalla legge di bilancio 2019, per le annualità 2019-2020, si attestano sui 50 milioni di euro). Fin qui tutto bene, anzi il progetto è stato accolto con favore sia dalle aziende che dagli stessi innovation manager. Ma c’è un però: andando sulla sezione dedicata, oltre alle competenze dei professionisti, è possibile accedere anche ai loro numeri di telefono, indirizzi, codici fiscali, e agli altri dati sensibili, perché è tutto rigorosamente in chiaro.

Dati sensibili e informazioni
riservate on line, e accessibili
a tutti gli internauti

La circostanza ha spiazzato e messo in allarme, non poco, la stragrande maggioranza dei novemila iscritti, che si è vista pubblicare le informazioni riservate. Non  sono mancate le lamentele e le mail di protesta dirette al Mise, attraverso le missive è stato chiesto come fosse potuta accadere una cosa del genere. «Sono uno degli innovation manager accreditati – scrive uno dei professionisti, il cui nominativo è incluso nell’albo – Dal sito è possibile accedere, senza alcuna registrazione, ai miei dati personali: oltre all’indirizzo mail, al cellulare, c’è in chiaro anche il curriculum vitae contenente informazioni riservate quali il domicilio». «Non mi pare – continua il messaggio – che questo sia conforme rispetto a quanto prevede la normativa vigente sulla privacy».

Le lamentele,
le domande al momento
senza risposta

Al momento, il Mise non avrebbe ancora risposto alle domande che gli sono state poste. Che cosa accade? Che i dati sensibili e riservati restano (non si sa per quanto) ancora on line, e a disposizione non solo delle aziende, ma di chiunque smanettando in rete, si imbatta nella sezione dedicata all’albo degli innovation manager.  Inoltre, non sono mancate le polemiche rispetto a presunti curricula che sarebbero stati «gonfiati ad arte e infarciti con competenze che poi, nella realtà non si hanno». Viene da dire che cambiano i tempi, e restano le solite abitudini, anche nell’era digitale.