Nel riquadro il defunto boss Michele Zaza

LA STORIA DELLA CAMORRA / I costi dell’operazione per il controllo esclusivo delle case da gioco in Italia e in Francia ammontavano a svariate centinaia di miliardi di lire

di Giancarlo Tommasone

Centinaia di miliardi di lire da investire nei casinò in Italia e in Francia, per ottenerne il controllo, la gestione esclusiva. Era questo il progetto ordito dal boss Michele Zaza, anche detto ’o pazzo (deceduto nel 1994). Il 15 aprile del 1991 scatta una operazione transnazionale, che porta a indagare 200 persone, le manette cingono i polsi di una cinquantina di soggetti. L’inchiesta, partita nel marzo del 1990, dopo l’arresto di Michele Zaza (che quando si registra il blitz è detenuto a Marsiglia) rivela l’esistenza di una fitta rete di attività, connesse a loro volta, all’investimento di centinaia di miliardi di lire, in larga parte acquisiti attraverso il traffico di stupefacenti e di armi, il gioco clandestino, la falsificazione di marchi su scala industriale, e l’usura. Tutto denaro sporco da riversare nei casinò. Tra i destinatari delle misure cautelari, ci sono diversi pregiudicati, ma anche operatori finanziari e imprenditori. Il questore di Napoli (di allora), Vito Mattera, coordina le indagini eseguite dalla Criminalpol della Campania, in collaborazione con la polizia francese e le questure di Genova, Firenze, Torino, Milano, Massa, Pisa, Pistoia, Asti, Cuneo, e il commissariato di San Remo.

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fu arrestato con un miliardo di lire in tasca

Secondo quanto fu ricostruito all’epoca dei fatti, a reggere le fila della complessa organizzazione, c’erano esponenti della camorra da tempo insediatisi nei centri della riviera ligure e sulla costa francese. Le indagini hanno una svolta dopo che gli investigatori accertano il tentativo del gruppo di acquistare in Francia, attraverso una società con sede a San Remo, il casinò di Mentone, vicino Nizza, dove già la banda progettava di entrare in possesso di un grande complesso residenziale. L’intervento del ministero francese competente, che rifiuta alla società la relativa licenza, determinò il fallimento dell’affare. Dopo il primo tentativo, l’organizzazione criminale ci riprova e rivolge la propria attenzione al casinò Ruhl di Nizza. In che modo? «Mediante il controllo dell’ufficio fidi, la gestione del cambio di assegni e di recupero crediti», sostengono gli investigatori.

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Dallo stesso «ramo» della banda – sottolinearono gli inquirenti – fu inoltre curato l’acquisto di numerose attività immobiliari a Montecarlo, nel Principato di Monaco. Ma l’inchiesta riguardò anche l’attività di infiltrazione svolta mediante prestanome in Italia, ed in particolare a San Remo.

In manette finirono
anche la sorella,
la moglie e il suocero
di Michele ‘o pazzo

Dalle indagini emerse che il gruppo stava cercando di assicurarsi il monopolio dei prestiti a usura ai clienti del casinò della cittadina ligure, dove la polizia eseguì numerose perquisizioni domiciliari. Sempre a San Remo, nell’abitazione di uno degli indagati, fu sequestrato un miliardo di lire in buoni del Tesoro. Il numero degli arresti in Francia, superò la quindicina. Solo a Nizza, la polizia fermò nove persone, tra esse anche la moglie e la sorella del boss Zaza. A Parigi, invece fu arrestato il suocero di Michele ’o pazzo.