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Tutti assolti in primo grado perché il fatto non sussiste. Rigettata la richiesta di arresto della Dda per i 17 imputati al processo per le presunte infiltrazioni della camorra di Castellammare di Stabia, e, nello specifico, del clan D’Alessandro, nella gestione degli affari e della vendita dei prodotti ittici del porto di Salerno. Tra gli assolti nell’ambito della vicenda, risalente al 2012, c’è anche Michele D’Alessandro, 39enne pregiudicato, figlio del boss Luigi, detto Gigginiello, scarcerato lo scorso aprile dopo aver scontato una condanna a 30 anni, e nipote omonimo del defunto padrino di Scanzano. E sarebbe stato proprio lui, oggi libero, ma al tempo dei fatti in carcere, secondo l’accusa a gestire il business del mercato del pesce nello scalo salernitano, attraverso le ditte DaMi Fish e Ittica Stabile srl, attraverso una serie di prestanome, tra i quali sua moglie Giovanna Girace e il cognato Nunzio Girace, detto ‘o mericano, indagato per evasione fiscale e vittima di un agguato nel 2013.

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La difesa, nel processo svoltosi con rito abbreviato, è riuscita a dimostrare, però, che i rapporti tra le società e le altre aziende del comparto ittico erano solo commerciali. Con tutte le operazioni effettuate assolutamente tracciabili. L’inchiesta ha comunque portato a una conseguenza, ovvero un netto calo degli affari per le ditte, tanto che D’Alessandro e suo cognato potrebbero anche chiedere i danni allo Stato.

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