In aula il ragazzino usato da un costruttore per danneggiare l’azienda di un concorrente

«Con un tablet mi fece vedere un video di gente che lanciava le bottiglie incendiarie, mi chiese se potevo farlo pure io, e mi promise 150 euro». Così Michele Ferraro, 38 enne rampollo di una famiglia di costruttori di Vico Equense, ingaggiò un dodicenne per fare dispetto ad aziende rivali. Ieri mattina, il ragazzino ha offerto la sua testimonianza shock ai giudici di Torre Annunziata (composto dal presidente Riccardo Sena, Gabriella Ambrosino ed Enrico Contieri), rispondendo alle domande dl pubblico ministero Emilio Prisco.

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«Mi chiese di dare fuoco al cantiere rivale, non lo feci per paura di incendiare tutto il palazzo. Ma lui mi rispose che se non l’avessi fatto mi avrebbe sparato e sotterrato, quindi tornai a casa e obbedii». Le telecamere ripresero quel ragazzino che prima accompagnava a casa il fratellino e il cane, poi tornava con una busta dalla quale lanciò una molotov. La sera dopo, i carabinieri erano già a casa sua: lui consegnò il restante liquido infiammabile che aveva ancora a casa e spiegò chi era il mandante del raid.

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