L’accordo impone verifica dell’età e fasce protette, ma salva scorrimento infinito e raccomandazioni automatiche
La causa si chiude prima di Zuckerberg
Meta ha chiuso con un accordo il processo intentato da ventinove Stati americani per la presenza di minori su Facebook e Instagram. Pagherà circa 18 miliardi di dollari, molto meno dei duecento miliardi richiesti all’apertura del dibattimento.
Il contenzioso nasce da migliaia di cause sui danni attribuiti ai social. La prima accusa contro Meta sosteneva che le piattaforme fossero state progettate per aumentare la dipendenza degli adolescenti.
Quattro milioni di under 13
Facebook e Instagram vietavano formalmente l’accesso ai minori di tredici anni. I documenti interni avrebbero però contato quasi quattro milioni di utenti sotto quella soglia soltanto negli Stati Uniti.
La California accusava Meta di averli trattati come un mercato. Il testo dell’accordo giudiziario impone ora sistemi capaci di individuare gli iscritti troppo giovani e verificarne l’età con margini di errore limitati.
Due ore e silenzio durante la notte
Gli account degli adolescenti avranno un limite giornaliero di due ore. Le notifiche saranno bloccate durante la notte e nell’orario scolastico. Sono misure già previste, in parte, per i profili teenager.
Meta sta potenziando anche l’intelligenza artificiale per riconoscere gli under 13, analizzando indizi come compleanni, classi frequentate, commenti e descrizioni dei profili.
L’algoritmo esce indenne
Gli Stati chiedevano di rimuovere scorrimento infinito, autoplay, contenuti effimeri e sistemi ottimizzati per l’engagement. Non hanno ottenuto nulla. Meta potrà persino continuare a usare i dati raccolti in passato dagli account dei più piccoli.
Il motore economico del gruppo resta quindi intatto. Cambiano i tempi di utilizzo e alcune protezioni, non il meccanismo che sceglie cosa mostrare agli utenti.
Il problema resta dentro lo schermo
Le conseguenze dell’uso incontrollato dei social erano emerse anche nel dibattito sui rischi per i minori e sulle challenge. L’accordo offre ai genitori più strumenti, ma non risolve il nodo della raccomandazione automatica.
Zuckerberg evita così l’aula e firma un costoso saldo. L’algoritmo, che tiene gli utenti davanti allo schermo e sostiene i ricavi pubblicitari, continua invece a lavorare.

















