lunedì, Novembre 29, 2021
Home Inchieste e storia della camorra La «mesata» per tenere al sicuro il clan dai pentiti

La «mesata» per tenere al sicuro il clan dai pentiti

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L’Alleanza di Secondigliano spediva 10 milioni alla moglie di Costantino Sarno per evitare che collaborasse con la giustizia

I cartelli camorristici o i clan sono fondati sulla fedeltà degli appartenenti e sull’omertà degli stessi. Il collaboratore di giustizia, quello che «canta» le vicende del malaffare è uno dei pericoli più grossi per un’organizzazione criminale. Un affiliato può sparire, può essere ammazzato, o fare qualsiasi altra fine. Non importa, verrà rimpiazzato. Ma un affiliato scontento che finisce nelle mani delle forze dell’ordine è una bomba a orologeria perché potrebbe portare alla fine del clan o all’arresto dei capi. Lo sanno bene Maria Licciardi – non indagata in questo procedimento, ndr. -, «leader» dell’Alleanza di Secondigliano e il compagno Antonio Teghemie.

«I dirigenti dell’associazione – si legge in un’ordinanza relativo agli appalti della camorra negli ospedali di ottobre 2021 – contribuiscono a rafforzare le strette relazioni tra gli affiliati occupandosi del loro sostegno economico e, in particolare, delle spese legali sostenute per affrontare processi che riguardano vicende criminali del gruppo». «Il pagamento di retribuzioni – spiega ancora l’atto -, l’assistenza legale, il sostegno alle famiglie durante gli inevitabili periodi di detenzione, il versamento di contributi a terzi vicini all’associazione sono comportamenti indispensabili alla sopravvivenza ed allo sviluppo dell’organizzazione camorristica».

Il rispetto dell’omertà e le defezioni interne

Questo perché tali condotte «assicurano il rispetto dell’omertà, limitando il più possibile le defezioni interne e contribuiscono a creare una fitta rete di fiancheggiatori e “simpatizzanti” che favoriscono la crescita del sodalizio». La circostanza emerge da una intercettazione tra Maria Licciardi, detta ‘a peccerella’ e il compagno relativo alla detenzione di Costantino Sarno, detenuto. La capoclan chiede a Teghemie: «senti la ‘mesata alla moglie di Costantino ce la stanno mandando?».

L’interlocutore spiega di non sapere niente e di non essere a conoscenza del fatto che bisognava inviarla e che non c’era stato modo. Ma i Licciardi non erano gli unici, anche Eduardo Contini mandava soldi alla moglie del boss detenuto. Lo si evince dalla conversazione quando Maria Licciardi chiede «neanche ad Eduardo glielo ha mandato a dire?» aggiungendo: «quelli mandavano dieci milioni al mese per vedere questo fatto…». «Tutti quanti – spiega ancora Maria Licciardi nell’intercettazione – mandavamo dieci milioni al mese alla moglie, tutti i mesi… domanda a P., perché lo sa P., glieli portava P.».

La famiglia Licciardi, scrive il gip, versava la somma «di dieci milioni di lire al mese alla moglie di Costantino Sarno. Della questione era senz’altro al corrente Eduardo, probabilmente Edoardo Contini, da tempo latitante, senz’altro favorito dalla scelta di Sarno di ritrattare le precedenti accuse». Con quest’affermazione, specifica l’ordinanza, «Maria Licciardi voleva far intendere che anche Contini doveva contribuire al sostegno economico della famiglia di Costantino Sarno, essendosi avvantaggiato processualmente del suo contegno omertoso».

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