lunedì, Novembre 29, 2021
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Mergellina nella morsa del racket: «Ventimila euro per fornire il ghiaccio»

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L’imprenditore vittima del pizzo punta il dito contro i suoi aguzzini e il nuovo capozona del clan Frizziero: «Giovanni Cirella non era più nessuno, dissero che ora dovevo dare i soldi a loro»

di Luigi Nicolosi

L’ombra del clan Frizziero torna ad aleggiare con prepotenza sulla gestione degli affari criminali di Mergellina e dintorni. Al netto del recente ritorno in auge del gruppo Piccirillo, il cui storico ras, Rosario, è stato da pochi mesi scarcerati, la cosca con base alla Torretta di Chiaia da almeno un paio di anni starebbe scalpitando per accaparrarsi il monopolio delle quote estorsive. A finire nel mirino è stato stavolta l’imprenditore Salvatore Minopoli, commerciante nel settore della fornitura di ghiacchio, al quale il presunto reggente Salvatore Frizziero, 54 anni, avrebbe imposto una tangente da 20mila euro per continuare a lavorare senza avere “problemi” di altra natura.

Salvatore Frizziero, esponente dell’omonima famiglia di mala di Chiaia, è finito in manette pochi giorni fa con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La sua cattura è maturata nell’ambito dell’inchiesta che ha colpito prevalentemente il cartello Cimmino-Caiazzo del Vomero, ma l’indagine ha finito per far luce anche sui loschi affari in atto in altre zone della città, tra quelli quella del Lungomare. Ai fini dell’inchiesta si è rivelata determinante la testimonianza resa agli investigatori proprio dal malcapitato commerciante, in passato tra l’altro già finito nella morsa estorsiva del capozona Giovanni Cirella, altro volto storico del gruppo Frizziero. È stato lui l’1 marzo del 2019 a spiegare agli inquirenti le richieste di denaro che il clan aveva avanzato nei suoi confronti: «Nel dicembre 2018 – ha messo a verbale – mio zio Salvatore è stato contattato telefonicamente da quelli che ora comandano a Mergellina perché volevano essere pagati a fronte delle forniture di ghiaccio che faccio nel quartiere». Insomma, una richiesta di pizzo in piena regola.

«Mio zio ha detto loro che avrebbero dovuto parlare con me dandogli il mio numero di telefono e avvisandomi subito dopo. Effettivamente poco dopo sono stato contattato telefonicamente da una persona che, presentandosi come un amico di Mergellina, mi chiese di raggiungerlo a Mergellina. Io dissi che lo avrei incontrato in un’altra zona, proponendo Capodimonte. All’appuntamento, dopo un’ulteriore telefonata, in quanto non ci conoscevamo, incontrai la persona che mi aveva telefonato, il quale si presentò col nome Salvatore, accompagnato da un’altra persona che però non si presentò». A questo punto il racconto del commerciante entra nel vivo con la descrizione delle cifre dell’affare: «Questi mi dissero di appartenere a Mergellina aggiungendo che quello che pagavo a Giovanni l’avrei dovuto pagare da quel momento in poi a loro, in quanto Giovanni non era più nessuno e non c’era più. Risposi che a Mergellina non stavo più pagando nulla poiché alcuni negozianti non avevano saldato dei debiti commerciali nei miri confronti e quindi non avevo soldi di guadagno da cui ricavare una somma per loro. Ci salutammo e mi dissero semplicemente di continuare a fare le mie cose».

La questione era però tutt’altro che risolta. Di lì a breve, infatti, il clan sarebbe tornato di nuovo all’attacco: «Sono stato avvicinato una ventina di giorni fa da un’altra persona mentre scaricavo il ghiaccio a Mergellina. Questa persona, facendomi capire che rappresentava la malavita di Mergellina, mi ha detto che se volevo continuare a portare il ghiaccio dovevo portare 20mila euro sul rione. Ho risposto che non potevo pagare questa cifra e che se mi avessero obbligato a farlo sarei andato via da Mergellina. Io non ho capito al momento con chi stessi avendo a che fare e a quale rione facesse riferimento. Questa persona non si è presentata e quindi non so indicarne il nome, ma posso dire che mostra un’età di 25-26 anni, ha la carnagione scura, capelli scuri e un tatuaggio sulla fronte». Stando così le cose e al netto dell’arresto di Frizziero, comunque da ritenere innocente fino a prova contraria, almeno altri due aguzzini sarebbero dunque ancora a piede libero per la zona.

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