Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli
Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli

Nuove regole per la diffusione agli organi di informazione delle fotografie di indagati, fermati ed arrestati. Anzi, una sola regola che decreta, di fatto, lo stop della modalità. Il procuratore capo di Napoli, Giovanni Melillo, tramite una circolare, ha premuto il tasto «off» tenendo a sottolineare che si tratta di curare le condizioni di tutela della dignità delle persone coinvolte in un procedimento penale. La scelta del procuratore rischia di innescare non poche polemiche e rappresenta, comunque, una piccola rivoluzione che, per forza di cose, farà sentire i suoi effetti anche sull’organizzazione del lavoro prettamente giornalistico.

La sede della Procura di Napoli (Stylo24)
La sede della Procura di Napoli (Stylo24)

La circolare è stata inviata all’Ordine degli avvocati e all’Ordine dei giornalisti, oltre che alla Prefettura e alle forze dell’ordine. Il dispositivo fa riflettere sulla linea che Melillo sta imponendo da quando si è insediato alla guida dei magistrati napoletani. Accenni del nuovo corso il procuratore aveva fatto emergere lo scorso dicembre. Durante la presentazione napoletana del libro di Annalisa Chirico, «Fino a prova contraria», Giovanni Melillo si era così espresso circa conferenze stampa e comunicati da inviare agli organi di informazione. Da magistrato, affermò il procuratore, «ho sempre avuto una pratica ridotta per le relazioni mediatiche. Gli unici comunicati prodotti – asserì – sono stati redatti per correggere informazioni distorte». Sul lavoro dei pubblici ministeri, aveva poi ribadito Giovanni Melillo, bisogna prendere «le distanze da un’esigenza, finora avvertita da molti, di autorappresentazione celebrativa del lavoro del pm». L’illustrazione di un programma, piuttosto che una serie di dichiarazioni, attraverso cui il procuratore mise le cose in chiaro: niente fronzoli, testa bassa, pensiero rivolto al lavoro, niente autocelebrazioni.

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