venerdì, Ottobre 7, 2022
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Meglio scappare ora: tra 30 anni in Italia lavorerà uno su due

La crisi ecomica e la denatalità sta mettendo in ginocchio il Paese che perderà oltre 11 milioni di abitanti

È un quadro drammatico quello disegnato da «il Sole 24 ore» su base previsioni Istat. In Italia le nascite sono ai minimi storici e da due anni la nostra nazione segna record su record. Se sono stati pochissimi i bambini nati nel Bel paese nel 2021 (poco sotto i 400mila), nel 2022 si stimano che ce ne saranno ancora di meno. Dati che devo far riflettere e che, proiettati nel futuro, portano a stimare una decrescita della popolazione allarmante: da 59,2 milioni a gennaio 2021 si passerà a 57,9 nel 2030 per arrivare a 54,2 milioni nel 2050 fino a 47,7 nel 2070. Nella nostra nazione in meno di 50 anni ci sarà una diminuzione di popolazione di ben 11,5 milioni. Solo per fare un raffronto, il Belgio attualmente conta 11,56 milioni di abitanti.

Tutto ciò comporterà anche una mutazione nella popolazione con il rapporto tra individui in età lavorativa (15-64 anni) e non (0-14 e 65anni e più) passerà da circa 3 a 2 nel 2021 a circa 1 a 1 nel 2050.

Situazione drammatica al Sud

Inoltre va rimarcato un veloce invecchiamento del Mezzogiorno. Per quanto la ripartizione geografica il Sud presenta ancora oggi un profilo per età più giovane, ma la media dei suoi residenti transiterà da 45 anni nel 2021 a 49,9 anni nel 2040 (scenario mediano), sopravanzando il Nord che raggiunge un’età media di 49,2 anni, partendo nell’anno base da un livello più alto, ossia 46,4 anni.

Guardando alle prospettive di lungo termine, il Mezzogiorno rallenterebbe ma non fermerebbe il suo percorso, raggiungendo un’età media della popolazione prossima ai 52 anni. A quel punto, invece, sia il Nord (49,7 anni) sia il Centro (51,1) avrebbero già avviato il percorso contrario, ossia quello verso una struttura per età in piccola parte ringiovanita.

Addio al welfare?

Negli ultimi anni, da più parti, è stato lanciato l’allarme per la denatalità e l’invecchiamento della popolazione. Allarme però che non è stato recepito, da chi di dovere, e si sta trasformando in un apocalisse. Le conseguenze più gravi si vedranno solo fra qualche anno e se la crisi del sistema pensionistico (con l’età per smettere di lavorare in crescita di anno in anno) è già presente, in futuro diventerà ancora più drammatica. Con un rapporto 1 a 1 tra individui in età lavorativa, e non, il welfare diventerà un miraggio. Non sarà possibile pagare le pensioni e non sarà possibile dare forme di sostegno alle persone in difficoltà (altro che reddito di cittadinanza).

Le conseguenze più pesanti, potrebbero essere, come al solito per i lavoratori chiamati a sopportare l’enorme carico fiscale per reggere il sistema Italia. Con queste prospettive diventa difficile chiedere a un giovane oggi di restare a casa, di non prendere una valigia e partire verso nazioni che, invece, possano garantirgli un futuro. Occorrono investimenti e progettualità che aiutino i ragazzi, che aiutino le giovani coppie a metter su famiglia. Che aiutino l’Italia a svecchiarsi.

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