In un anno 246 dimissioni volontarie. Nell’emergenza mancano già più di 200 medici e i sindacati chiedono alla Regione di fermare l’emorragia
Assumere non basta più. Il vero problema è convincere i medici a restare. In Campania 246 camici bianchi hanno lasciato volontariamente il servizio pubblico in un solo anno, mentre nel 118 ne mancano già più di 200. E così, mentre entrano nuovi professionisti, altri escono dalla porta accanto.
Entrano 728 medici, ma in 246 scelgono di andarsene
Le aziende sanitarie campane hanno assunto 728 medici a tempo indeterminato. Nello stesso periodo, però, hanno registrato 246 dimissioni volontarie. Un confronto che da solo non basta a calcolare il saldo degli organici, perché bisogna aggiungere pensionamenti e altre uscite, ma racconta bene quanto sia difficile trattenere il personale.
Anche guardando più indietro la tendenza non cambia. I medici del pubblico sono passati da 9.306 a 9.152.
«Servono stipendi adeguati, condizioni di lavoro sostenibili e prospettive di carriera», avverte il segretario regionale Anaao Vincenzo Bencivenga. Pierino Di Silverio sposta invece l’attenzione sulla vera domanda: «Il vero problema non è soltanto quanti medici se ne vanno ma il perché vanno via».
Turni pesanti, burocrazia e aggressioni spingono verso l’uscita
Il fenomeno non riguarda soltanto la Campania. A livello nazionale le dimissioni volontarie hanno superato i pensionamenti: 3.767 contro 2.876, con un aumento del 150%.
«Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale», sostiene Di Silverio. Dietro le uscite pesano turni difficili, retribuzioni poco competitive, burocrazia, esaurimento professionale e aggressioni.
A Napoli sono problemi già emersi più volte. Stylo24 aveva raccontato le ambulanze ferme davanti agli ospedali e la riduzione dei mezzi realmente disponibili e le aggressioni subite dal personale del 118.
Nel 118 il buco supera già quota 200
Le difficoltà diventano ancora più evidenti nell’emergenza-urgenza. Secondo Aaroi-Emac, nei prossimi anni potrebbero mancare circa 4.500 medici in Italia, oltre mille dei quali in Campania. Nel solo 118 regionale il deficit avrebbe già superato le 200 unità.
E quando manca chi deve salire sulle ambulanze o lavorare nei pronto soccorso, l’effetto si propaga lungo tutta la catena. I mezzi restano impegnati in attesa di consegnare i pazienti, i pronto soccorso trattengono chi dovrebbe essere ricoverato e i reparti faticano ad assorbire la domanda.
La Regione aumenta le indennità e prova a spostare cure sul territorio
La Regione Campania ha già aumentato le indennità per chi lavora in pronto soccorso e nel 118, mettendo sul tavolo decine di milioni per il personale non medico.
Nello stesso tempo punta a ridurre la pressione sugli ospedali attraverso Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali operative territoriali.
Per i sindacati, però, il problema viene ancora prima. Se le condizioni di lavoro non migliorano, assumere nuovi professionisti rischia di diventare una corsa continua per rimpiazzare chi se ne va.
Tredici proposte per rimettere in piedi l’emergenza
Aaroi-Emac chiede una maggiore integrazione tra ospedale e territorio, il decongestionamento dei pronto soccorso, incentivi per chi lavora nell’area critica, concorsi regionali, più sicurezza e organici stabili.
Giuseppe Galano propone anche la nascita di un Dipartimento dell’Emergenza-Urgenza territoriale e l’apertura del pronto soccorso nei due Policlinici.
È su questo terreno che si gioca la partita. Il sistema continua ad assumere, ma intanto perde professionisti già formati e inseriti nei reparti. Finché lavorare nel pubblico resterà meno attrattivo dell’uscita, ogni nuovo ingresso rischierà di servire soltanto a rincorrere quello precedente.
















