La società si dichiara estranea ai fatti.

In riferimento all’operazione disposta dalla Procura della Repubblica di Venezia, condotta dalla Guardia di Finanza, la Fincantieri in una nota rivendica “la propria estraneità rispetto ai fatti cui le indagini si riferiscono”. Il Gruppo, inoltre, “sta assicurando piena collaborazione agli inquirenti e auspica che verrà dimostrata la completa estraneità dei propri dipendenti”. In ogni caso, “laddove invece le accuse venissero confermate”, la società ha annunciato che “adotterà immediati provvedimenti nei confronti di dipendenti che si fossero resi responsabili di condotte illecite, lesive dell’immagine della società. Fincantieri adotta, anche in quanto emittente quotato, gli standard più elevati di compliance operativa e normativa, e impronta costantemente la propria azione a principi etici e di massima trasparenza”, conclude la nota.

Una presa di posizione netta nei confronti dell’inchiesta che vede 34 persone iscritte nel registro degli indagati per il sistema di mazzette messo su per agevolare l’iscrizione di ditte nell’albo dei fornitori o per aumentare il numero delle ore di impiego delle ditte in subappalto nei cantieri. Sfruttando la manodopera composta soprattutto da cittadini bengalesi e albanesi. Lo sfruttamento si sarebbe realizzato retribuendo i lavoratori con il sistema della “paga globale”: nelle buste paga venivano certificati i compensi spettanti in base al contratto nazionale, mentre in realtà ai dipendenti veniva dato un importo molto inferiore, senza il riconoscimento di ferie retribuite e altri compensi aggiunti.

Tra gli indagati spuntano anche i nomi di ben 12 funzionari della società. Secondo l’accusa avrebbero ricevuto in campo soldi, ma anche orologi e persino computer per favorire il sistema. Si tratta di Carlo De Marco, responsabile della divisione mercantile (cruise), Paolo Reatti, coordinatore degli acquisti, Vito Cardella, in Fincantieri Infrastructure, l’azienda che sta costruendo il nuovo ponte di Genova, Andrea Bregante, responsabile degli acquisti del cantiere di Castellammare di Stabia. Ma anche Francesco Ciaravola, Luca De Rossi, Massimo Stefani, Antonio Quintano, Francesco Zanoni, Alessandro Ganzit, Matteo Romeo e Mauro Vignoto

I reati contestati sono sfruttamento della manodopera, corruzione tra privati, dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture false. Agli arresti domiciliari è finito il cittadino bengalese Mohammad Shafique, a capo di due ditte di Mestre, la Gazi e la Cnb Srl, che ha subito anche un sequestro di 200mila euro. Denaro che secondo l’accusa sarebbe stato sottratto ai lavoratori.