di Francesco Monaco.

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Maurizio Sarri non ha ancora firmato con la Juventus, ma che questo accada o meno non ha poi molta importanza. Ha perso il suo status di Comandante e la sua verginità il giorno in cui ha proferito le parole: “Tuta? Se la società mi imponesse di andar vestito in altro modo, dovrei accettare”. Dicendosi pronto a gettar via il simbolo che, con le amate sigarette, lo ha sempre contraddistinto, ha dimostrato di aver fatto quel percorso che, citando il film ‘Il cavaliere oscuro’ di Christopher Nolan, ha portato l’eroe a diventare il cattivo. L’Harvey Dent di Figline Valdarno ha smesso i panni dell rispettato e amato procuratore distrettuale e ha indossato quelli del ‘Due Facce’ tanto odiato. In questo caso, dai tifosi del Napoli. Novella Gotham City che perde un altro dei suoi eroi. Anzi, peggio ancora, lo vede trasformarsi nel più odiato dei nemici: uno juventino.

“La professione ti porta a fare un altro tipo di percorso, ma questo non cambia assolutamente nulla nel rapporto con Napoli città, Napoli tifoseria e il calcio Napoli”. In questa frase, pronunciata dopo aver vinto l’Europa League con il Chelsea e aver dedicato la coppa proprio ai napoletani, c’è tutto ciò che Maurizio Sarri non ha capito di un popolo che lo aveva eletto a suo condottiero. Facendolo sedere alla destra del suo D10S argentino, l’unico, nell’immaginario collettivo, realmente intoccabile. “Hombre del pueblo” come l’allenatore toscano si prepara a non essere più. Anzi, ha dimostrato di non essere mai realmente stato. Nonostante abbia avuto un popolo intero alle sue spalle fino a poco tempo fa. Anche a distanza.

 

Da Napoli a Londra, passando per Baku, l’amore dei napoletani, infatti, non è stato scalfito da una separazione che definire traumatica è dire poco. Per un anno intero la maggior parte dei napoletani, subito dopo la partita degli azzurri, andava a chiedere cosa avesse fatto il Chelsea. Perché negli occhi e nel cuore di ogni tifoso c’era sempre quello spettacolo mostrato in campo e quella voglia di andare a conquistare il Palazzo, fuori. Nessuno avrebbe mai immaginato che un giorno in quel Palazzo, Sarri ci sarebbe entrato dalla porta principale, arrivando al punto di dirsi persino pronto a indossare giacca e cravatta pur di farlo. Di sedersi a tavola con quelli che una volta chiamava nemici.

Aspettiamo adesso di ascoltare un suo commento al primo episodio arbitrale dubbio, a quando si ritroverà a giocare sempre prima o dopo le avversarie di turno, in base a ciò che sarà meglio per lui. Non riusciamo a immaginare cosa potrà dire quando all’Allianz Stadium si alzerà il coro “Noi non siamo napoletani” o qualcuno inneggerà al Vesuvio. O, forse, sappiamo bene cosa accadrà. Forse è proprio vero che “o muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo”.