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Un frame di una intervista a Maurizio Prestieri (nel cono d'ombra)

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di Giancarlo Tommasone

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Si intitola «Baby Camorra» la seconda puntata della nuova stagione di «Clandestino», format di David Beriain. L’episodio, dedicato al racconto della giovane malavita napoletana, è stato visto in anteprima europea da Stylo24.

Andrà in onda su Dmax España,
piattaforma televisiva
che questa sera proporrà
la prima puntata della serie,
dal titolo «Colombia»,
e nelle prossime settimane diffonderà
anche quella sulla criminalità albanese

Tra i documenti contenuti in «Baby Camorra», anche l’intervista al collaboratore di giustizia, Maurizio Prestieri. Una volta temibile e indiscusso elemento apicale del gruppo del Rione Monterosa, e braccio destro del padrino Paolo Di Lauro, nel 2008 passa a collaborare con la giustizia.

Beriain lo incontra a Madrid, all’interno di un appartamento
dove Prestieri accoglie il suo «ospite» con un bicchiere di liquore,
in cui ha appena spruzzato del succo di limone

Poi l’ex boss si siede e comincia a parlare: «L’omicidio è sempre stato una prerogativa della camorra, perché se tu non uccidi una persona, non puoi mai avere il consenso della camorra, il riconoscimento di essere diventato qualcuno». Prestieri descrive anche le modalità del cosiddetto battesimo del fuoco: «Avveniva sempre uccidendo una persona che comunque era una minaccia per il clan, per l’organizzazione. Oggi non è più così; per avere il battesimo si ammazza anche chi non ha motivo di essere ucciso».

Che differenza c’è tra la camorra di una volta e quella di adesso? Chiede Beriain.
«Alla base di tutto c’era una regola da rispettare: si poteva uccidere un compagno, un amico, solo se questo molestava la donna di un compagno, di un amico; o se parlava (era un confidente) con la polizia. Questo per gli omicidi all’interno dello stesso clan, per quanto riguarda, invece, quelli nei confronti dei rivali, i nemici erano obiettivi di una guerra per il controllo del territorio», risponde Prestieri.

«Oggi, i ragazzi hanno perso proprio il codice – spiega l’ex boss –, ammazzano anche solo per uno sguardo di troppo lanciato da un coetaneo. Tutto ciò per infondere terrore nella gente. Ma la gente, il popolo, non va terrorizzato, si deve amare. L’abuso verso il popolo nel codice camorristico non esiste – ribadiamo che riportiamo il letterale di Maurizio Prestieri –, esiste il favore. Esiste che se tu hai bisogno, io ti aiuto. Nella camorra attuale si esercita l’abuso nei confronti del popolo».
E in che cosa sono cambiati gli affari della camorra rispetto al passato? Chiede ancora Beriain.
«Il business della camorra è cambiato tanto, anche perché i cartelli importanti come quello dei colombiani, dei turchi non vogliono avere contatti con questi ragazzini. Perché come si fa ad imbastire un business di dieci milioni di euro, con ragazzi di 18-20 anni? Che tipo di garanzie possono dare? Nessuna. Oggi le baby-gang non puntano ad arricchirsi, non puntano ai milioni di euro. I suoi componenti puntano ad avere uno scooter, o un’auto, o un orologio alla moda. Solo questo. Oggi c’è più delinquenza e meno economia (meno traffici che portano soldi) mentre una volta era praticamente il contrario», afferma Prestieri.
Beriain domanda come sia stato possibile il passaggio da una gestione del malaffare affidata dalla camorra ai boss di organizzazioni storiche e strutturate, alla gestione delle baby-gang.
«C’è un cambio generazionale dovuto alla violenza, quella praticata dai giovani. La camorra non ha affidato la gestione ai giovani, sono questi ultimi che se la sono presa con la violenza. Oggi però la carriera criminale non esiste più, perché si diventa guappi a 16 anni. Si passa immediatamente dall’essere studenti a capi. E come se uno si laureasse il primo giorno di scuola. Stando così la situazione,  cosa può fare? Solo disastri», conclude Maurizio Prestieri.

(I – Continua)

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