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La nuova direttiva del 1 settembre del ministero dell’Interno ha chiaramente dimostrato come Matteo Salvini non abbia intenzione di concedere ulteriore tempo alle occupazioni abusive. Entro il 30 settembre, infatti, i prefetti sono stati invitati a effettuare un censimento per rendersi conto davvero della portata del problema, nonché, soprattutto “attendere agli sgomberi con la dovuta tempestività”. Una sorta di “catasto” ritenuto necessario perché al momento nessuno conosce i numeri. Secondo Federcasa, nel 2016 erano 48mila le case popolari occupate abusivamente su un totale di oltre 750mila alloggi pubblici. Un dato che, però, come si legge su ‘La Stampa’, sembra da correggere per difetto. Infatti, solo in Sicilia l’assemblea regionale ha censito 8.879 famiglie che occupano abusivamente immobili pubblici, di Stato, Comuni o degli Istituti di case popolari. A questi, vanno aggiunti quei nuclei familiari che occupano immobili della Curia o ex conventi. E poi quelli che occupano immobili requisiti alla mafia.

Il fenomeno è enormemente cresciuto, si legge, tanto che negli ultimi anni coinvolge anche i privati. A Roma sono stati censiti 92 immobili occupati abusivamente con almeno 2mila residenti illegali censiti e altri 8mila clandestini. Per quanto riguarda il quadrante Est della città e Ostia, ci hanno pensato le inchieste della magistratura a scoperchiare il racket di famiglie quali gli Spada e i Casamonica.

 

A Napoli per ottenere una casa popolare in tempi brevi basta rivolgersi alla camorra. A Firenze si parla di 1500 occupanti abusivi, mentre a Bari, nel quartiere San Paolo, 22 alloggi su 443 di proprietà del Comune gestiti dall’Arca risultano abusivi. A Milano sono i clan stranieri a farla da padrone, con 4300 case popolari occupate sotto il loro controllo. A Torino sono 28 gli edifici occupati illegalmente.

Anche in considerazione di ciò, non può bastare un’autocertificazione. E i prefetti sono stati invitati ad avvalersi della Guardia di Finanza e dei Servizi sociali dei Comuni. A questi ultimi il compito di attivarsi con degli interventi specifici solo in caso di vero disagio. Infatti “nella fase successiva allo sgombero – si legge nella circolare – sarà cura degli enti preposti compiere valutazioni più approfondite e individuare le soluzioni che possano permettere via via di sostenere i percorsi d’inclusione sociale delle persone in situazioni di fragilità, anche all’interno di complessive strategie di intervento condivise con le Regioni”.

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