lunedì, Dicembre 6, 2021
HomeNotizie di CronacaMatteo Messina Denaro, la voce dell'ultimo capo dei capi in un video...

Matteo Messina Denaro, la voce dell’ultimo capo dei capi in un video del 1993

La cassetta che contiene la registrazione della voce del padrino di Cosa Nostra, latitante da ormai 28 anni, era conservata nell’archivio del Tribunale di Marsala.

La voce del boss Matteo Messina Denaro impressa su un nastro magnetico. Per la prima volta il Tg1 trasmette un documento audio esclusivo con la deposizione del latitante di Cosa Nostra più ricercato in Italia. La cassetta che contiene la registrazione della voce del boss latitante di Cosa Nostra era conservata nell’archivio del Tribunale di Marsala. Risale al 18 marzo del 1993, quando il boss testimoniò al processo Accardo, su uno dei tanti di omicidi di mafia a Partanna, città del suo mandamento.

”Senta”, gli chiede la pubblico ministero, “ricorda se fu sentito dalla squadra mobile di Trapani, dopo la morte di un certo Accardo Francesco da Partanna?”. “Guardi”, risponde il boss, “io, in quel periodo, ho subito decine di interrogatori per ogni omicidio che è successo”. Due mesi e mezzo dopo diventerà latitante.

La cassetta, custodita nell’archivio del Tribunale di Marsala, è stata trovata grazie al lavoro dell’Associazione Antimafie Rita Atria e della testata ‘Le Siciliane’.

”Certamente sentire la voce di Matteo Messina Denaro è qualcosa di veramente importante. Nei suoi confronti le indagini, di polizia, carabinieri e Guardia di Finanza, si sviluppano da oltre un ventennio e quindi è evidente che anche loro hanno documenti comparativi anche sonori, idonei a effettuare comparazioni. Elementi di questo tipo sono quindi importanti proprio per consentire poi il confronto ogni qualvolta fosse necessario”, dice il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho al Tg1 parlando dell’audio.

”Le attività in corso – aggiunge – sono enormi, basta pensare che negli ultimi anni sono stati arrestati centinaia di appartenenti a Cosa Nostra che costituiscono la rete che agevola e sostiene la sua latitanza. Basti pensare che sono quasi tre miliardi di euro i beni che sono stati sequestrati nell’ambito di queste indagini”.

Alla domanda se nutra la speranza di riuscire ad arrestarlo a breve, De Raho risponde: ”Già due anni fa lo avevo detto, ritenevo che ciò potesse avvenire nell’ambito dello stesso anno. E’ certo che lo sforzo e l’impegno che lo Stato sta investendo in questa attività investigativa è enorme. Ci sono tanti filoni della polizia, dei carabinieri e della Guardia di finanza tutti coordinati dal procuratore distrettuale di Palermo”.

Leggi anche...

- Advertisement -