Luigi de Magistris e Tony Colombo (fonte Internet)

di Giancarlo Tommasone

Qual è la vera Napoli? Quella della cultura chiusa nei salotti stinti, oppure quella che pulsa nel ventre molle della città? Sta nelle liriche altissime di Viviani, oppure nelle battute di una scena cult di un film di Mario Merola? Nei versi di una canzone di Pino Daniele o in quelli del più infimo cantautore del vicolo? Non lo sapremo mai. Napoli resta un organismo imperfetto, sospeso forse tra l’essere «l’ultima speranza per l’umanità», come l’ha definita Luciano De Crescenzo, e il posto infernale da cui fuggire, per citare una esclamazione mai compresa fino in fondo, di Eduardo: «Fujtevenne». In questi giorni Napoli si indigna, si divide, si difende e lo fa osservando due facce, anzi tre: una è quella di Luigi de Magistris, le altre due sono le facce degli sposi Tony Colombo e Tina Rispoli. Il popolo napoletano, spettatore di un dramma in quattro atti con quattro sfondi: Piazza del Plebiscito, Corso Secondigliano, Maschio Angioino, Palazzo San Giacomo. Su questa sorta di romanzo pop dall’accentuato dark side – gli ingredienti ci sono tutti – Stylo24 ha ascoltato uno dei protagonisti, una delle tre facce della storia, Antonino Colombo, in arte Tony.

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L’universo neomelodico è indubbiamente lontano dalla dimensione in cui si muove Claudio de Magistris. Eppure, il fratello del sindaco di Napoli, sembra aver avuto, in questa storia, un ruolo determinante di raccordo tra lei e il primo cittadino partenopeo. Chi le ha presentato Claudio?
«Posso dire solo che a mettermi in contatto con lui è stata una persona che era vicina politicamente a Luigi de Magistris quando si è candidato per la prima volta a sindaco. Adesso questa persona è fuori dalla politica e non mi va di farne il nome né di coinvolgerla in questa storia; tra l’altro posso dire che sia un conoscente, piuttosto che un amico. Comunque è stato lui che mi ha portato da Claudio. E da allora è nato un rapporto sia con lo stesso Claudio, col quale mi sono interfacciato in più occasioni, che con il sindaco de Magistris».

Nel corso dell’ultima settimana, abbiamo assistito a uno scontro a distanza tra lei e il sindaco de Magistris, a partire dalla storia dei permessi per il famoso flash mob di Piazza del Plebiscito fino ad arrivare alle multe, passate tra l’altro, da 32mila a 1.300 euro. Il sindaco ha detto che non vuole più intervenire su questa vicenda, lei, invece, cosa dice?
«Per me non è affatto chiusa, perché io voglio spiegazioni da parte di Luigi de Magistris e pretendo che mi chieda pubblicamente scusa. Io e mia moglie siamo stati definiti malavitosi; il sindaco mi ha offeso davanti a tutti, ha offeso il mio matrimonio, ha offeso mia moglie, ha fatto chiaramente gravi insinuazioni, affermando che provenissimo da ambienti cosiddetti ‘particolari’ e non credo ci sia bisogno di altro, per comprendere cosa volesse dire o avesse inteso dire. Lui deve pubblicamente chiedermi scusa, altrimenti questa storia non si chiuderà mai».

Quando ha saputo, il sindaco, che lei si sposava e che voleva farlo al Maschio Angioino con un rito celebrato dallo stesso primo cittadino?
«A ottobre scorso, è allora che Luigi de Magistris ha saputo che io volevo sposarmi. Il 31 gennaio è stato rilasciato un documento ufficiale, sul quale è possibile leggere che sarebbe stato lui a celebrare le nozze. Poi a marzo, quando ha saputo che lo stesso giorno in cui doveva sposarmi, vale a dire il 28 marzo, si sarebbe svolta anche la manifestazione ‘100 Passi’, in memoria delle vittime innocenti della camorra, alla quale lui avrebbe dovuto presenziare, mi ha fatto sapere, tramite suo fratello che era dispiaciuto, ma che non avrebbe potuto più celebrare il matrimonio».

Il sindaco invece ha detto che non ha mai avuto intenzione di celebrare il suo matrimonio, perché ha fatto delle valutazioni di opportunità. Si riferiva evidentemente alla passata unione di Tina Rispoli. Ma secondo lei, quando de Magistris ha saputo che quella che sarebbe diventata la signora Colombo, era stata sposata a un esponente della malavita organizzata, ucciso durante un agguato di camorra?
«Lo ha saputo la mattina del 28 marzo, non prima. Dopo che era scoppiato il caso del corteo con la carrozza a Corso Secondigliano. Prima di quel momento, il sindaco, non ha mai avuto idea di chi fosse mia moglie. Avranno fatto una ricerca veloce quello stesso giorno. E poi, tengo a ribadirlo ancora una volta: sia io che mia moglie siamo incensurati».

Come mai è tanto sicuro del fatto che il sindaco abbia appreso del passato di sua moglie, la mattina del 28 marzo?
«Perché altrimenti non mi avrebbero dato i permessi per il flash mob in Piazza del Plebiscito e ancora prima non mi avrebbero dato l’autorizzazione per sposarmi al Maschio Angioino. E dico di più, per quanto riguarda il flash mob è il sindaco che ha alzato il telefono e ha detto di farmi dare i permessi».

E’ una cosa grave quella che sta dicendo, afferma che il sindaco l’avrebbe favorita. Ipotizza che sia andata così, oppure conferma che si è verificata questa circostanza?
«Non ipotizzo. E’ andata proprio così. E poi non dimentichiamo che i permessi sia dalla Segreteria del sindaco che dall’Ufficio Cinema, mi sono stati dati nel giro di due giorni. L’iter si è esaurito in tempi velocissimi. E’ chiaro che una cosa del genere può registrarsi solo se la autorizza direttamente qualcuno di vertice. Sfido chiunque ad ottenere i permessi con la stessa tempistica con cui li ho ottenuti io».

Parliamo di Tina Rispoli: Tony Colombo è abituato a stare al centro della scena e a sopportare elevati carichi di stress, lei sicuramente meno. Sua moglie ha avuto delle conseguenze, dopo la settimana difficile che ha dovuto affrontare, considerato pure, che come lei ha dichiarato, sarebbe in stato interessante?
«Mia moglie sta subendo una elevata violenza psicologica che si ripercuote anche sulla sua salute e su quella della creatura che porta in grembo. Se dovesse succedere qualcosa a lei o al bambino, di chi sarà la colpa? Si parla tanto di violenza sulle donne, quella che sta subendo Tina in questi giorni, non è violenza? O la vogliamo chiamare in modo diverso?».

Lei ha detto che a breve formalizzerà anche in chiesa l’unione con sua moglie, ma come fa, visto che ha divorziato? Ha chiesto l’annullamento davanti al Tribunale ecclesiastico, del precedente matrimonio? Può farlo, visto che il matrimonio con la sua ex consorte è stato consumato?
«Certo che posso farlo; mi sono attivato già da tempo e credo che tra una ventina di giorni sarà tutto pronto anche su questo versante, stiamo aspettando che arrivino i documenti e poi finalmente potremo sposarci, e coronare ulteriormente il nostro sogno d’amore».

Lei è residente a Napoli?
«No, ho ancora la residenza a Catania, dove ho vissuto durante il precedente matrimonio».

Ciò vuol dire che non avrebbe mai potuto votare alle elezioni comunali a Napoli e quindi neppure per de Magistris.
«Certo, è così».

Ma secondo lei, quando la faccia del sindaco è comparsa sui manifesti del concerto al Palapartenope del 26 maggio 2016, in piena campagna elettorale, poi dopo, qualche voto dai fan di Tony Colombo, Luigi de Magistris, lo ha preso?
«Come no, immagino che ne abbia presi tanti in più grazie a me e a quei manifesti».

Flash mob in Piazza del Plebiscito, lei ha tenuto a precisare più volte che non si è trattato di un’operazione commerciale, ma di una sorpresa per sua moglie. Quanto le è costato il video «Ti amo amore mio», che dopo appena una settimana, viaggia verso i due milioni di visualizzazioni su YouTube?
«Ribadisco ancora una volta, quella di Piazza del Plebiscito non è stata una operazione commerciale, ma un regalo per mia moglie. Le operazioni commerciali sono altre e ne ho fatte diverse. Quanto mi è costato il video? Duecento euro, quelli necessari per la ‘scatola’ di polistirolo che ha coperto il palco, per il resto è stato realizzato con attrezzature di mia proprietà e con il lavoro del mio staff».

La polemica, quando va avanti per troppo tempo, stanca e non fa bene a nessuno. Quando pensa, si potrà mettere la parola fine su questa vicenda?
«Lo ripeto: non mi arrendo fino a quando de Magistris non mi chiederà scusa».