La mail inviata da Tony Colombo al Comune di Napoli

di Giancarlo Tommasone

Diciamoci la verità, a far saltare i piani dalle dinamiche silenti relativi a flash mob, permessi, celebrazione di matrimonio, e concerti o serenate o evento a sorpresa e compagnia cantante, è stato il corteo nuziale andato in scena al Corso Secondigliano. Perché ha richiamato subito alla memoria il funerale dei Casamonica. Del resto, è inutile negarlo, gli ingredienti c’erano tutti: Napoli, il trash, il barocco pomposo, la vedova del boss della camorra. E’ un dato di fatto. Una miscela esplosiva dal punto di vista mediatico, le immagini della carrozza che si apre la strada grazie a un esercito di giocolieri e saltimbanchi, dovevano per forza di cose diventare virali, destinate a occupare giornali e social per giorni.

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Naturale, poi, colpito dall’onda di indignazione che si è abbattuta con forza, se ne è accorto anche il Comune, e ha messo in piedi una difesa, che è stata quella che è stata.

Inutile, e ha portato ancora a maggiori danni. Se quel corteo nuziale non si fosse palesato in tutto il suo bianco kitsch e pesante sfarzo, forse sarebbe passata sotto silenzio anche la storia del live in Piazza del Plebiscito, svoltosi il 25 marzo. Sì, quasi sicuramente lo avremmo scoperto, magari settimane dopo, in un modo piuttosto che in un altro, ma come si dice: non sarebbe più importato a nessuno.

Senza il corteo a Secondigliano (quartiere spesso associato dalla massa, alla serie «Gomorra») e i trombettieri in livrea nel cortile del Maschio Angioino, Tony avrebbe sposato la sua Tina, poi sarebbe partito alla volta del «Castello delle cerimonie» e sarebbe tornato pian piano nel suo universo neomelodico, comunque con i festeggiamenti di un fantastico matrimonio, perché ognuno può avere i gusti che vuole.

Ma non è andata così, e ieri sera abbiamo assistito
all’ennesimo spettacolo, speriamo davvero sia l’ultimo capitolo, di una vicenda che vede vittime Napoli e i napoletani, tutti, anche quelli a cui piace la musica neomelodica e parteggia per il cantante di origine siciliana.

Lo abbiamo scritto più volte, Colombo è stato furbo e bravo a muoversi; ha ottenuto, tranne le nozze celebrate dal sindaco, tutto quello che c’era da ottenere: ancora più visibilità (che per gli artisti non è mai poca), la location e il lancio gratuito del nuovo video «Ti amo amore mio», la soddisfazione davanti a milioni di persone di rivendicare le sue ragioni. A dire il vero, ieri sera nel corso di «Live-Non è la D’Urso» non ha mostrato carte dai contenuti così sconvolgenti (quasi tutti già noti), la parte più interessante, sta forse nell’incipit della mail di richiesta per il flash mob, datata 13 marzo 2019: «Spettabile Comune di Napoli, come da accordi intercorsi».

Tina Rispoli e Tony Colombo

Passaggio che fa ipotizzare come prima dell’invio della mail ci sia stato comunque un approccio con ambienti del Comune e induce i malpensanti, sempre a ipotizzare, che la formula del flash mob sia stata suggerita da qualcuno al cantante (la cui intenzione era né più né meno quella del concerto), per aiutarlo a raggiungere più facilmente l’obiettivo.

E poi ci interroghiamo sulla parte finale della mail: «Al contempo la richiesta è specifica nella volontà di rappresentare e mostrare la maestosità partenopea e la bellezza di una delle piazze più belle, storiche ed importanti d’Italia e del mondo». Mostrare la maestosità della piazza a chi? Colombo, che voleva fare, un documentario? Ma come abbiamo visto, nessuno si è fatto questa domanda.

Chi doveva dare quei permessi e li ha dati,
di domande se ne è fatte nemmeno mezza. E allora è successo quello che è successo.

Perché tutto il clamore avrebbe potuto essere evitato se i vigili urbani avessero fatto correttamente i controlli e accorgendosi che c’era un palco, dei musicisti, e che si stava preparando un concerto, avessero interrotto la manifestazione. Del resto anche la polizia municipale e in particolare l’Unità operativa di Chiaia sapevano del flash mob – lo abbiamo già scritto in occasione della pubblicazione dell’ordine di servizio per il 25 marzo – che si sarebbe dovuto svolgere dalle 18.30 alle 23.

Luigi de Magistris e Tony Colombo (fonte Internet)

Se si fosse data più attenzione alla cosa, se avesse funzionato la comunicazione tra Segreteria del sindaco, assessorato alla Polizia municipale e Unità operativa di Chiaia, Luigi de Magistris avrebbe pure evitato la magrissima figura che ha fatto in diretta tv, ieri sera nel corso della trasmissione «Live-Non è la D’Urso». Che è vero non è che sia frequentata da intellettuali, ma è pur sempre vista da milioni di persone, senza alcun tipo di filtro.

Un frame del video di Tony Colombo ‘Ti amo amore mio’

Davanti alle quali – nella stragrande maggioranza, all’oscuro delle dinamiche napoletane – ha fatto la figura di chi dice le bugie (relative alla questione dei permessi, della celebrazione delle nozze e delle multe che da 32mila passano a 500), di chi governa una città dove l’80% dei matrimoni si tiene sullo stile di Tony e Tina, solo per fare un esempio.

La trasmissione di ieri ha avuto l’ennesimo effetto greve e grave sull’immagine del sindaco, della città e dei napoletani.

Magari sarà materiale per lo sportello «Difendi la città» della delegata all’Autonomia Flavia Sorrentino, che sul caso Colombo non sembra essere ancora intervenuta. Ci voleva poco per evitare questa deriva, monitoraggio, tra l’altro già previsto, per un evento nella principale piazza partenopea. E’ andata così, è andata male; forse da oggi sarà più difficile rilasciare il permesso per un flash mob. Oppure no?

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