Da sinistra, Licio Gelli e Michele Greco detto il Papa. Massoneria deviata e Cosa nostra stavano lavorando per la divisione del Paese in tre tronconi

Processo ’Ndrangheta stragista, il pentito Leonardo Messina: volevo uccidere Bossi ma mi dissero che era solo un «pupo»

Un progetto portato avanti da due forze oscure, fin dagli anni Settanta del secolo scorso. Un unico soggetto in cui confluivano massoneria deviata (quella che faceva capo a Licio Gelli) e Cosa nostra, e che secondo il collaboratore di giustizia Leonardo Messina avrebbe avuto l’appoggio di non meglio descritte «potenze straniere». I verbali di Messina – come quelli di numerosi altri pentiti – sono finiti agli atti del processo ’Ndrangheta stragista (conclusosi la scorsa estate con la condanna all’ergastolo dei boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone).

Gli obiettivi / Mafia stragista,
Cosa nostra voleva colpire anche Napoli

Il piano aveva come obiettivo quello della creazione di tre Stati separati, in Italia, con quello del Sud affidato in toto alla consorteria formata da «grembiulini» e uomini d’onore. Interrogato dai pm palermitani, il 3 giugno del 1996, Messina fa mettere a verbale: «Il progetto era stato concepito dalla massoneria. A tal riguardo, intendo chiarire che Cosa nostra e la massoneria, o almeno una parte della massoneria, sono stati sin dagli anni ’70 un’unica realtà criminale integrata. Il progetto aveva anche l’appoggio di potenze straniere».

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Il progetto / «Così Cosa nostra si sarebbe
fatta Stato», il piano di Riina e Provenzano

Un piano che aveva bisogno di tantissimo denaro e dunque di finanziatori di primo livello per raggiungere lo scopo. «Era stata stanziata la somma di mille miliardi (di lire, ndr) per finanziare il progetto. Coinvolti in tale progetto erano non solo esponenti della criminalità mafiosa e della massoneria, ma anche esponenti della politica, delle istituzioni e forze imprenditoriali. Il progetto consisteva nella futura creazione di un nuovo soggetto politico: un partito leghista meridionale che doveva essere una sorta di “risposta naturale” del Sud alla Lega Nord», racconta Messina.

Quando Umberto Bossi finì nel mirino

Che poi aggiunge: «A proposito della Lega Nord, quando io proposi a Micciché (Liborio, uomo di onore di elevato spessore, consigliere provinciale e capo della famiglia mafiosa di Pietraperzia,ndr) di uccidere Umberto Bossi in occasione di un suo viaggio a Catania nel settembre-ottobre 1991, questi mi spiegò che Bossi era in realtà un “pupo”».

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