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I Borbone ne hanno promosso lo scavo, lasciando pero’ interrata qualunque evidenza non fosse degna di essere accolta nel museo di Portici. Villa Arianna, dimora imperiale romana che dalle pendici del Vesuvio guarda al golfo di Castellammare di Stabia, e’ stata aperta al pubblico in tutti i suoi spazi. Anche i depositi, che fino a qualche tempo fa erano interdetti, possono essere visitati. Solo alcune sale, ancora interessate da interventi di restauro e conservazione, possono essere viste dall’esterno. L’ingresso e’ gratuito da via della Passeggiata Archeologica al Varano.

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Una vista da mozzare il fiato sollevando lo sguardo sui palazzi che dimezzano la veduta sul golfo di Castellammare, e alle spalle la sezione di quella che fu la villa che prende il nome da un affresco che raffigura Arianna abbandonata da Teseo a Nasso. E’ uno dei tanti affreschi che decorano la villa del I secolo d.C.. Il piu’ famoso, La Flora, negli anni ’50 fu rimosso e trasferito nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli dove e’ ancora conservato.

La villa fu scavata alla fine dell’800 e poi interrata, e soltanto nella meta’ del secolo scorso i lavori per riportare alla luce quella complessa planimetria che si adatta perfettamente all’orografia del luogo, con i suoi ambienti sfalsati legati da rampe e gallerie, in quattro grandi nuclei, con un complesso termale e una grande palestra. Affreschi e pavimenti raccontano una storia ricca che si e’ dipanata in epoche diverse fino all’eta’ neroniana. Fa parte del Parco Archeologico di Pompei e, sottolinea il direttore Massimo Osanna, viene aperta “il 25 ottobre, quando, secondo le iscrizioni appena ritrovate a Pompei che spostano la data dell’eruzione del 79 d.C., giorno in cui si sarebbe conclusa la catastrofe naturale cominciata il 24 ottobre”.

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