Massimo Calenda, giornalista

Massimo Calenda a Stylo24: sì a una giunta di salute pubblica a Napoli, ma le decisioni vengano spiegate pubblicamente e non prese solo nelle segrete stanze.

Ritrovare un sistema “identitario”, tornare a parlare di temi “propri del centrodestra”, ma sempre e, forse, soprattutto, con chiarezza. Di certo non correndo dietro ai nomi come fossero figurine. La ricetta, suggerita a Stylo24, dal giornalista Massimo Calenda, che da anni segue le vicende politiche del centrodestra in Campania è semplice. E segue quel filo sottile che parte da Santa Lucia, fino ad arrivare nelle stanze di tutti gli Enti locali. A cominciare, com’è ovvio che sia, da Palazzo San Giacomo.

Quale identikit per il prossimo candidato sindaco del centrodestra a Napoli?

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“Se partiamo alla ricerca del semplice nome, senza dargli un contenuto politico, trasformando il tutto in una collezione di figurine, si va semplicemente verso un fallimento. Ecco perché è necessario trovare una persona che incarni un progetto credibile. Questo è mancato nelle scorse occasioni nella corsa al Comune di Napoli. E’ necessario riagganciare quell’area moderata, il cui spazio è presente all’interno della società napoletana e campana, che vuole essere sollecitata e riconoscersi in qualcuno che le dia fiducia. I nomi fatti finora sono tutti degnissimi, chiariamo, ma qui non si discute la persona, si discute il progetto. Ci vuole qualcuno che sia capace di riavvicinare la borghesia napoletana alle istituzioni e affrontare il problema della macchina comunale. Bisogna essere chiari su cosa si vuole fare per Napoli. C’è la necessità di ritrovare un’anima, attraverso una ricetta politica che non sia solo questo o quel nome”.

Come sta il centrodestra campano?

“Dal punto di vista della domanda politica è fortissimo. Il problema, però, è che questa non si riesce a intercettare. E tutto ciò perché il centrodestra è ancora troppo arroccato in sé stesso. Ci si perde in una vicenda di posizionamenti interni, che, di fatto, non dà spazio a energie nuove, troppo spesso respinte con perdite”.

E’ d’accordo con una giunta di salute pubblica a Napoli anche con pezzi di centrodestra cittadino?

“Le cose vanno fatte prima di tutto con chiarezza. Non mi spaventa una unione di più forze anche di orientamenti politici diversi, purché le motivazioni che hanno portato a una simile scelta vengano spiegate pubblicamente. Rivendicando i lati positivi e assumendosene le eventuali conseguenze negative. L’errore consiste nel fatto che queste decisioni vengono prese nelle segrete stanze, mandando un messaggio negativo all’opinione pubblica. Se si è deciso che il Comune di Napoli non deve essere commissariato, lo si dica con chiarezza. Qualsiasi scelta può essere legittima, ma va giustificata. La cosa più importante è che il centrodestra torni a parlare di temi propri del centrodestra. Il problema maggiore di questi anni è stato proprio che non si è riusciti più a incarnare quell’anima libertaria, riformista, liberale che era la vera forza del centrodestra, perdendo, anche a Napoli, un sistema identitario”.

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