Agropoli nella morsa dei Marotta-Cesarulo
Secondo il rapporto della Dna, ad Agropoli le attività illecite sono controllate da un clan di etnia rom

L’allarme della Dna: le famiglie hanno provato a infiltrarsi nel business della raccolta rifiuti

Famiglie di etnia rom controllano le attività illecite sul territorio di Agropoli, località che vanta il principale porto del Cilento, che è anche uno dei maggiori scali marittimi a sud di Salerno. Nella relazione della Direzione nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è possibile leggere: «Nella zona (di Agropoli, ndr) si registra da anni, la presenza di un gruppo criminale composto dalle famiglie di etnia rom MarottaCesarulo, la cui nutrita composizione e la cui efferata violenza, manifestatasi in più episodi, anche recenti, fa sì che lo stesso venga avvertito sul territorio dalla popolazione quale vero e proprio sodalizio dotato di capacità intimidatoria dalle caratteristiche mafiose».

Le attività principali
del gruppo criminale:
riciclaggio e furti

Le indagini effettuate da magistratura inquirente e forze dell’ordine hanno permesso di ricostruire le attività «di un gruppo criminale che, da numerosi anni, controlla la cittadina di Agropoli, autofinanziandosi attraverso l’illecita introduzione nei circuiti bancari finalizzata all’accredito fraudolento di somme di denaro, l’esecuzione di furti presso gioiellerie presenti su tutto il territorio nazionale e all’interno di autovetture, riciclando i proventi di tali illecite attività». Sono stati accertati una serie di reati contro la persona, portati a termine nell’area di Agropoli, a danno sia di privati cittadini che di appartenenti alle forze dell’ordine e di amministratori pubblici. L’ultima circostanza, si evince dalla relazione della Dna, «evidenziava la spiccata propensione del sodalizio all’intimidazione della popolazione locale, determinando, negli anni, la creazione di un potere di intimidazione complessivo che ha fortemente inciso sul tessuto sociale della cittadina di Agropoli».

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I tentativi
di infiltrazione

Dalle indagini è emerso pure, che i componenti del gruppo «si erano resi responsabili di gravi atti minatori ed intimidatori, anche con minacce di morte, ai danni del coordinatore unico del cantiere di Agropoli della società operante nel settore della raccolta dei rifiuti solidi urbani della città». L’azione illecita, ritengono gli inquirenti, era finalizzata all’assunzione degli affiliati «nelle vesti di dipendenti stagionali, di essere adibiti a mansioni ‘gradite’ e di non essere sanzionati per le continue assenze ed i costanti inadempimenti commessi nell’esercizio dell’attività lavorativa».

Intimidazioni ai carabinieri
per allentare i controlli

Stesso comportamento, alcuni componenti del sodalizio, avrebbero avuto nei confronti del «locale sindaco, con lo scopo di costringerlo a ricevere le loro ‘delegazioni’ senza preavvisi o appuntamenti, ad evitare che taluni appartamenti di recente confiscati fossero adibiti a finalità pubbliche, ad assegnare indebitamente ad appartenenti alla comunità posti di lavoro a tempo indeterminato». Ma la fazione criminale avrebbe agito anche con atti di intimidazione nei confronti di militari in servizio presso la Compagnia carabinieri di Agropoli «al fine di costringerli a omettere o alleggerire i controlli finalizzati a impedire condotte delittuose riconducibili ai componenti del gruppo indagato».

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