mercoledì, Novembre 30, 2022
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Maria Licciardi chiese ai Contini di riottenere la piazza di spaccio

di Giancarlo Tommasone

Anche quelli della Masseria Cardone, vale a dire gli esponenti del clan Licciardi, hanno i loro problemi economici da fronteggiare, e tentano di invertire il trend negativo, rientrando in possesso di una piazza di spaccio a Melito. A rivendicare diritti sulla gestione della «rivendita», è Maria Licciardi, detta ‘a piccerella, altrimenti nota come ‘a scigna (soprannome ereditato dal defunto fratello Gennaro, così conosciuto all’anagrafe di camorra). La circostanza emerge da una intercettazione riportata nell’ordinanza a firma del gip Roberto D’Auria. Ordinanza relativa all’operazione interforze contro l’Alleanza di Secondigliano, che mercoledì scorso ha portato a 85 arresti in carcere.

Maria Licciardi, però, è riuscita a sfuggire al blitz ed è attualmente irreperibile. Tornando ai problemi economici della Masseria Cardone, e ai rapporti della cosca con i Contini del Vasto-Arenaccia, c’è da rilevare l’importanza di una intercettazione in ambientale, datata sei luglio 2012. La microspia installata a bordo della vettura in uso a Vincenzo Tolomelli (elemento di spicco dei Contini), capta e registra la conversazione che avviene tra quest’ultimo e il fratello Giuseppe.

Vincenzo Licciardi, padrino dell’Alleanza di Secondigliano, al momento dell’arresto da parte della Squadra Mobile

«Peppe, pensa che la Masseria Cardone è un impero… e non possono mangiare (…) gli hanno tolto quella piazza che avevano a Melito», dice Vincenzo. E poi racconta di essere stato poco prima, insieme ad Antonio Aieta (cognato dei boss Edoardo Contini, Francesco Mallardo e Patrizio Bosti, che hanno sposato tre sorelle di Aieta), da Maria Licciardi.

Raffaele Amato durante la sua latitanza in Spagna

La madrina di camorra, stando al racconto di Tolomelli, chiede aiuto e supporto a lui e ad Aieta, per rientrare in possesso della piazza di spaccio. Tolomelli, allora, cerca di spiegare a Maria Licciardi, che i Contini continuano ad essere «compagni» (vale a dire alleati della Masseria Cardone), ma hanno anche loro problemi da affrontare. «Un’altra volta, Maria… ogni tanto voi dite: ma siete compagni. Noi siamo compagni, io sto peggio di voi, io e la mia famiglia», dice Tolomelli. In effetti, è sottolineato nell’ordinanza, Tolomelli, pur confermando il vincolo associativo tra i due gruppi criminali e la sua disponibilità, «ritiene di non potere appoggiare la Licciardi, in tale rivendicazione».

Anche perché, per quanto riguarda la gestione di quella piazza, ci sono accordi pregressi, presi da Vincenzo Licciardi (’o chiatto, fratello di Maria), Edoardo Contini e Raffaele Amato (’o Lello, vertice degli Scissionisti), tutti e tre detenuti. Tolomelli e Aieta sostengono che «adesso, ci sono i giovani», intendendo verosimilmente le nuove leve degli Scissionisti che nel 2012 facevano capo al giovane boss Mariano Riccio.

 

«“Senti, Maria”, le ha detto Peccerillo (soprannome di Aieta), “noi siamo compagni e non c’è dubbio… noi stiamo a disposizione, ma questi qua, per il discorso di questa piazza, che vi hanno levato a Melito, è un discorso che fece il chiatto (Vincenzo Licciardi), Edoardo (Contini) e Lello Amato e questi qua, non ci stanno più… ci stanno i giovani e tengono i problemi».

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