Matteo Renzi

Avrebbe diffuso i piani di volo dell’elicottero dell’Aeronautica con a bordo l’allora premier Matteo Renzi. E’ l’accusa che la procura militare sosterra’ nei confronti di un maresciallo dell’Aeronautica militare nel processo che si apre oggi a Napoli, contestando il reato di divulgazione aggravata di notizie segrete o riservate.

L’ELICOTTERO CHE TRASPORTAVA RENZI
FU COSTRETTO A UN ATTERRAGGIO
DI EMERGENZA NEI PRESSI DI AREZZO

L’episodio, secondo quanto ricostruisce il portale GrNet, risalirebbe al 2 marzo del 2015: l’elicottero dell’Aeronautica che trasportava Renzi da Firenze a Roma fu costretto ad atterrare in un campo nei pressi di Arezzo. Il premier prosegui’ poi il viaggio per Roma in auto. Palazzo Chigi sostenne che l’atterraggio fu dovuto al maltempo e che la scelta di utilizzare l’elicottero, criticata da piu’ parti politiche, fu legata a questioni di sicurezza.

Quello stesso 2 marzo La7 trasmise un servizio sul problema all’elicottero, mandando in onda alcune immagini provenienti da un sistema in dotazione all’Aeronautica. E secondo la procura militare sarebbe stato proprio il maresciallo, in servizio all’epoca al distaccamento aeroportuale dell’Aeronautica militare di Brindisi come operatore di postazione radar, a rivelare «a terzi non identificati notizie concernenti il piano di volo di un aeromobile militare del 31 Stormo di Ciampino (elicottero A139, operante con nominativo («Iamm 9002»), impegnato, nel corso della mattinata dello stesso giorno, nel trasporto del presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, inizialmente programmato da localita’ Bagno a Ripoli (Fi) a Roma (ex caserma Macao), da lui conosciute per ragione o in occasione del suo ufficio o servizio che dovevano rimanere segrete».

Nell’avviso di conclusione delle indagini, sostiene ancora GrNet, si legge che il maresciallo «acquisiva 4 immagini relative alla schermata di un terminale del sistema Aois (Aeronautical operational information system), dalle quali si evincevano i dati inerenti il relativo piano di volo, nonche’ la presenza della sigla “Lubriv41”, identificativa della postazione di Brindisi».

LA DIFESA DEL MARESCIALLO AFFERMA
CHE NON C’E’ ALCUNA PROVA SIA STATO
LUI A DIFFONDERE LE IMMAGINI DI RENZI

E nel tg delle 20 trasmesso da La7 il 2 marzo, «nel descrivere gli inconvenienti del predetto volo di Stato, mandava in onda proprio le stesse 4 immagini della schermata prelevate». Secondo la difesa del militare, pero’, non c’e’ alcuna prova che sia stato il maresciallo a diffondere quelle immagini. Ed inoltre, sostiene sempre la difesa, le notizie diffuse non sarebbero ne’ segrete ne’ riservate, come ha gia’ accertato il tribunale di Roma in un procedimento analogo.