Il boss Marco Di Lauro dopo l'arresto, negli uffici della Squadra Mobile
Il boss Marco Di Lauro dopo l'arresto, negli uffici della Squadra Mobile

di Giancarlo Tommasone

Nel primo pomeriggio del due marzo scorso, quando una squadra interforze è entrata nel covo di Marco Di Lauro, in un appartamento di Via Emilio Scaglione, a Chiaiano, non ha trovato soltanto documenti (tra cui il contratto d’affitto della casa), carte e presunti «pizzini». Sono stati rinvenuti pure una macchina fotografica digitale, un notebook e un telefono cellulare.

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Le apparecchiature sequestrate sono state inviate agli esperti del Ris (Reparto investigazioni scientifiche) di Roma, che stanno continuando ad esplorare i dispositivi. Al momento, sarebbero emerse delle foto che ritraggono l’ex primula rossa e la sua compagna, Cira Marino (29 anni), insieme alla coppia di gattini che vivevano con loro all’interno dell’abitazione. Ma le indagini dei militari dell’Arma di stanza presso la caserma Salvo D’Acquisto, in Viale di Tor di Quinto, continuano e potrebbero svelare elementi atti non solo a ricostruire il periodo di latitanza di Di Lauro jr (38 anni, di cui più di 14 passati in clandestinità), ma anche a ripercorrere la rete di contatti su cui ha potuto fare affidamento durante la prolungata fuga.

Marco Di Lauro identikit
Marco Di Lauro (da ragazzo, nel prospetto dell’identikit e dopo l’arresto del 2 marzo 2019)

Il telefono, il pc e la fotocamera sequestrati alla coppia, dunque, oltre a recare testimonianze di vita privata (particolare quest’ultimo che viene confermato a Stylo24 dall’avvocato Gennaro Pecoraro, legale difensore di Marco Di Lauro), potrebbero aiutare gli inquirenti a fare luce su mesi di «buio». In virtù della presenza, nel covo, dello smartphone e del computer, va considerata pure un’altra eventualità: lo stesso Di Lauro (magari con l’accortezza di connessioni protette), avrebbe potuto spesso navigare in rete.

Va da sé, comunque, che nel momento
in cui dovessero essere estratti contenuti interessanti
dal punto di vista investigativo, per ovvi motivi, sarebbero certamente celati sotto strettissimo riserbo.

F4, come pure è indicato dagli affiliati del clan di Cupa dell’Arco, il 38enne (che con tale sigla era stato inserito nel libro mastro dell’organizzazione, perché quarto dei dieci figli maschi di Paolo Di Lauro, alias Ciruzzo ’o milionario) si trova recluso da oltre due mesi nel supercarcere «Giovanni Bacchiddu» di Sassari. Laddove è stato trasferito dopo aver passato poco più di una settimana nel penitenziario di Secondigliano. Ufficialmente è sottoposto al 41bis dallo scorso 15 marzo.

Prima di avvalersi della facoltà di non rispondere, nel corso degli interrogatori di garanzia, che si sono svolti rispettivamente al cospetto dei giudici per le indagini preliminari, Pietro Carola e Marco Carbone (per la contestazione di due diverse ordinanze di custodia cautelare per traffico internazionale di stupefacenti), Marco Di Lauro ha riferito al suo legale di non essersi mai allontanato da Napoli durante l’intero periodo di latitanza.

Paolo Di Lauro
Paolo Di Lauro in una foto del 2014

Stessa cosa è stata espressa dalla sua compagna. Cira Marino (indagata a piede libero per favoreggiamento), sentita dagli inquirenti, ha lasciato intendere come la coppia provasse a «mimetizzarsi» per sembrare normale e si recasse spesso al cinema o al ristorante. Quando le è stato chiesto se i due fossero mai stati all’estero, non ha risposto.

Una vecchia foto segnaletica del boss Ciruzzo ‘o milionario

Secondo una fonte delle forze dell’ordine, interpellata dalla nostra redazione qualche giorno dopo la cattura dell’ex fuggitivo, per sostenere una latitanza come quella di Di Lauro jr, il clan avrebbe speso 10mila euro al mese: in 14 anni fanno circa un milione e 700mila euro.

I soldi potrebbero essere stati dispensati
da un «tesoriere» con ampio potere decisionale.

Inoltre, secondo gli inquirenti, il 38enne, per poter continuare il periodo di clandestinità, avrebbe pure provato a sottoporsi a un intervento di chirurgia plastica. Lo ha raccontato a Stylo24, un investigatore che da sempre indaga sul clan di Cupa dell’Arco e sui fatti di Scampia e Secondigliano, e che ha raccolto le voci del territorio, per ricostruire le fasi della latitanza di Di Lauro jr.

L'arresto di Cosimo Di Lauro nel Terzo Mondo
L’arresto di Cosimo Di Lauro nel Terzo Mondo

«Marco era entrato in contatto con un chirurgo plastico svizzero, che avrebbe effettuato una consulenza», ha detto. «Il costo totale dell’operazione si sarebbe aggirato sui seicentomila euro, in cambio dei quali, il chirurgo elvetico avrebbe modificato tratti somatici e impronte digitali del latitante». La circostanza è stata raccolta dagli inquirenti, attraverso una rete fatta di confidenti e doppiogiochisti vicini ad ambienti della malavita.

Dalla stessa rete, proviene anche il racconto
sugli spostamenti del 38enne, che sarebbero
avvenuti esclusivamente in taxi.

In ripetuti casi, poi, secondo la «vulgata» degli stessi informatori, F4, facendo finta di essere un turista, avrebbe sfidato la sorte e beffato lo Stato, chiedendo addirittura informazioni alle forze dell’ordine. Sono tutti particolari per i quali la Dda continua a cercare riscontri. Il mistero dell’ex «fantasma» di Cupa dell’Arco è tutt’altro che svelato. E magari potrebbe continuare a nascondersi nelle «pieghe» di un pc o di uno smartphone.