Marco Di Lauro identikit
Marco Di Lauro (da ragazzo, nel prospetto dell'identikit e dopo l'arresto del 2 marzo 2019)

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di Giancarlo Tommasone

Seicentomila euro per cambiare identità, non sono poi tanti, se si doveva centrare l’obiettivo di continuare ad essere un «fantasma», sfuggire alla cattura che lo inseguiva da più di 14 anni; da quel sette dicembre del 2004, passato alla storia delle cronache di camorra, come la «notte delle manette». L’obiettivo non è stato centrato.

Lui è Marco Di Lauro, classe 1980
Il prossimo 16 giugno compirà 39 anni:
da quasi due mesi è recluso
nella casa circondariale
«Giovanni Bacchiddu» di Sassari

Laddove è stato trasferito (come anticipato da Stylo24) dopo aver passato poco più di una settimana nel carcere di Secondigliano. Ufficialmente è sottoposto al 41bis dallo scorso 15 marzo. Tredici giorni prima, Marco, anche detto F4 (così era indicato nel libro mastro del clan di Cupa dell’Arco, perché quarto dei dieci figli maschi di Paolo Di Lauro), era stato catturato in un appartamento di Via Emilio Scaglione, zona Chiaiano.

Il blitz di Chiaiano
a poche ore
dal femminicidio
di Norina Mattuozzo

Come sia nato il blitz che ha portato all’arresto del superlatitante della camorra di Scampia e Secondigliano, resta al momento un mistero, e sarebbe legato a doppio filo alla vicenda di Salvatore Tamburrino (42 anni), reo confesso dell’omicidio di sua moglie, la 33enne Norina Mattuozzo. L’uxoricidio si consuma la mattina del 2 marzo, a Melito, in un appartamento nello stabile al civico 49 di Via Papa Giovanni XXIII; a pochi chilometri, a poche ore di distanza, verrà poi stanata la primula rossa che dal 2004 riesce a vivere in clandestinità potendo godere dell’appoggio di fidatissimi sodali e di amici di infanzia (della rete, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto parte, fino al fatidico 2 marzo, anche lo stesso Tamburrino). Una latitanza che – ha spiegato una fonte delle forze dell’ordine al nostro giornale – è costata 10mila euro al mese (in quattordici anni di clandestinità fanno un milione e 700mila euro).

Ma oltre a dette misure di «protezione»,
Marco Di Lauro avrebbe pensato
di agire anche sul suo aspetto fisico
e sulle impronte digitali

Avrebbe provato a diventare irriconoscibile, acquisire un’altra identità fino a farsi «ridisegnare» i polpastrelli delle dita delle mani. Attraverso lo stesso procedimento, a cui si stava sottoponendo Jesus Martin Lopez, alias el kalimba, leader messicano di una banda di ladri di carburante. Il 27enne della zona di Puebla, a novembre del 2017, è stato individuato dai rivali, che hanno fatto prima dell’autorità centroamericana: lo hanno ucciso mentre si trovava in uno studio medico, dove si era recato per l’intervento di chirurgia plastica. Anche Marco Di Lauro non sarebbe riuscito nel suo intento, non avrebbe fatto in tempo: se el kalimba è stato fermato dai componenti della banda malavitosa opposta, F4 ha trovato sulla sua strada una squadra interforze di poliziotti, carabinieri e finanzieri.

I presunti contatti
con un chirurgo
plastico svizzero:
600mila euro
per un nuovo
volto e nuove
impronte digitali

Come racconta a Stylo24, un investigatore che da sempre indaga sul clan di Ciruzzo ’o milionario e sui fatti di Scampia e Secondigliano, e che insieme ai suoi colleghi ha recepito le voci del territorio, per ricostruire le fasi della latitanza di Di Lauro jr, «Marco sarebbe entrato in contatto con un chirurgo plastico svizzero, che avrebbe effettuato una consulenza». «Il costo totale dell’operazione si sarebbe aggirato sui seicentomila euro, in cambio dei quali, il chirurgo elvetico avrebbe modificato tratti somatici e impronte digitali del latitante».

La circostanza che ha focalizzato l’attenzione degli inquirenti, è stata raccolta da questi ultimi, attraverso confidenti, componenti della rete di doppiogiochisti vicini ad ambienti della malavita. Secondo la «vulgata» degli stessi informatori, Marco Di Lauro, inoltre, durante la latitanza, si sarebbe sempre spostato in taxi, e in ripetuti casi, facendo finta di essere un turista, avrebbe sfidato la sorte e beffato lo Stato, chiedendo informazioni addirittura alle forze dell’ordine.

La sfida alla sorte
e la beffa allo Stato

Naturalmente l’ultima eventualità descritta, va presa come una voce, e potrebbe pure rappresentare una delle tante «leggende» che girano intorno al 38enne, magari un tentativo per contribuire a rendere più enigmatica, beffarda e di sfida, la figura del famigerato F4. C’è però da considerare, che quando la compagna di Di Lauro jr, Cira Marino, è stata interrogata dagli inquirenti, ha lasciato intendere come la coppia provasse a «mimetizzarsi» per sembrare normale e si recasse spesso al cinema o al ristorante. Quindi nessuna scorta armata, come invece il clan aveva previsto e attuato, per Paolo e Cosimo Di Lauro. La donna, come il suo marito di fatto, quando le è stato chiesto se i due fossero mai stati all’estero, non ha risposto. Marco, nel corso dei due interrogatori di garanzia sostenuti nel carcere di Secondigliano, ha dichiarato che non si sarebbe mai allontanato da Napoli.

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