La Figc manda il dossier alla Uefa. Il progetto da oltre 200 milioni deve trasformarsi in cantieri e portare Fuorigrotta tra le sedi italiane
Napoli resta dentro la corsa per Euro 2032. Il dossier del Maradona è stato inviato alla Uefa insieme a quelli delle altre città candidate e ora comincia la parte più difficile: passare dal progetto ai lavori.
La verifica riguarda compatibilità infrastrutturale, accessibilità, sicurezza, sostenibilità, servizi ai tifosi, media e ospitalità. In tutto sono 120 requisiti operativi. Sulla carta il piano di Fuorigrotta c’è. Adesso deve dimostrare di poter rispettare tempi e standard.
La Figc ha ufficializzato l’invio dei dossier alla Uefa, rinviando la scelta delle cinque sedi alla fase successiva.
Passa il Maradona, non il progetto di De Laurentiis
Per Napoli la candidatura ammessa è quella dello stadio di Fuorigrotta.
Non entra invece in questa fase il progetto di Aurelio De Laurentiis per costruire un nuovo impianto nell’area ex Q8 di San Giovanni a Teduccio. Il club azzurro continua a lavorare sulla propria idea, ma la strada verso Euro 2032 passa dal Maradona.
Stylo24 aveva già raccontato il piano di restyling del Maradona e il confronto con la Figc.
Sul tavolo ci sono 203 milioni
Il progetto vale circa 203 milioni e una parte consistente delle risorse arriva dalla Regione Campania.
Per il Comune la copertura finanziaria pubblica è uno dei punti di forza del dossier. Palazzo San Giacomo vuole infatti procedere con i lavori anche se Napoli non dovesse rientrare fra le sedi dell’Europeo, una linea che Stylo24 aveva già anticipato raccontando la scelta di andare avanti con il Maradona anche senza Euro 2032.
Alcuni interventi sono già partiti. Sul portale degli appalti compare anche l’affidamento di lavori collegati alla riqualificazione dello stadio.
Il Maradona dovrà restare aperto durante i lavori
Il piano punta a trasformare lo stadio senza fermare le partite.
Una parte delle nuove strutture sarà prefabbricata fuori da Fuorigrotta e poi trasportata e montata sul posto. In questo modo il Comune spera di ridurre tempi e interferenze con l’attività sportiva.
Il terzo anello verrà utilizzato per ospitare progressivamente gli spettatori mentre si interviene sul primo. La pista di atletica scomparirà e le gradinate verranno avvicinate al campo.
L’obiettivo è trasformare il Maradona in uno stadio costruito attorno al calcio, con una visuale migliore da tutti i settori.
Oltre 63mila posti e nuovi skybox
La capienza dovrebbe salire dagli attuali 54.732 posti a circa 63.300.
Il progetto prevede 672 posti per persone con disabilità, 36 skybox da sedici posti ciascuno e nuove aree premium. Cambieranno anche gli spazi per media e broadcaster, con circa quattromila metri quadrati dedicati.
Sono interventi che rispondono direttamente ai parametri Uefa, dove accoglienza, hospitality e servizi pesano insieme alla capienza.
Pannelli solari e acqua piovana per alimentare lo stadio
Una parte importante del progetto riguarda anche i consumi.
Sono previsti migliaia di metri quadrati di pannelli fotovoltaici e sistemi per raccogliere e riutilizzare l’acqua piovana. Il Comune punta così a ridurre il fabbisogno energetico e idrico dell’impianto.
Nel materiale ufficiale di Palazzo San Giacomo il restyling viene indicato come infrastruttura strategica per Napoli e la Campania.
Sostenibilità e accessibilità, infatti, non sono capitoli decorativi del dossier: rientrano direttamente nei parametri esaminati dalla Uefa.
Fuorigrotta punta tutto sui trasporti
Ed è proprio sui collegamenti che Napoli può giocare una delle carte più pesanti.
Il progetto considera il Maradona servito da Linea 1, Linea 6, Cumana e Linea 2. Sette fermate ferroviarie e metropolitane si trovano entro un chilometro e mezzo.
Secondo il dossier, fino all’80% degli spettatori potrebbe raggiungere l’impianto con il trasporto pubblico.
Per la Uefa conta anche questo: non soltanto quanti posti ci sono nello stadio, ma quanto velocemente decine di migliaia di persone riescono ad arrivare e poi a lasciare il quartiere.
Abodi rilancia l’ipotesi della sesta sede
Il ministro dello Sport Andrea Abodi spera che gli stadi italiani possano diventare sei invece dei cinque previsti.
«Un Europeo senza Napoli sarebbe una contraddizione, ma c’è una competizione e ci sono anche altre città che hanno lo stesso obiettivo».
Poi aggiunge: «Mi auguro che il nucleo delle città ospitanti possa arrivare a sei stadi».
È un auspicio, non una modifica già decisa. Il percorso formale resta quello stabilito: prima i controlli della Uefa, poi la selezione delle sedi.
Dal lancio della moneta alla semifinale con Maradona
Napoli, intanto, porta con sé una storia calcistica che pochi stadi italiani possono vantare.
Il vecchio San Paolo ha ospitato Olimpiadi, Giochi del Mediterraneo, Europei e Mondiali. Qui una semifinale contro l’Urss venne decisa dal lancio di una moneta. Qui la Nazionale stabilì il record di pubblico in casa. E qui si giocò la semifinale mondiale fra Italia e Argentina di Diego Maradona.
Quella storia non vale punti nei 120 requisiti Uefa, ma spiega perché la candidatura abbia un peso che va oltre il semplice restyling di uno stadio.
Ora il vero avversario è il tempo
Per tornare a ospitare un grande torneo internazionale, però, i ricordi non bastano.
Servono gare, progettazione esecutiva, autorizzazioni e cantieri chiusi nei tempi. La Uefa può apprezzare un progetto, ma alla fine giudicherà ciò che sarà stato realmente costruito.
Napoli ha superato il primo passaggio. Da questo momento il dossier del Maradona si misura soprattutto con il calendario. Ed è su quello che si deciderà se Fuorigrotta resterà un bel progetto oppure diventerà davvero una delle case italiane di Euro 2032.

















