(nelle foto la vittima Nicola Picone e il ras di Miano Valerio Nappello)

La Procura della Dda di Napoli aveva già chiesto alcuni mesi fa le manette per Rita Mango, moglie di un ras scissionista del clan Lo Russo sospettata di aver ucciso il suo amante, restio a interrompere la loro relazione.

di Luigi Nicolosi.

Un possibile doppio movente ma un quadro indiziario incerto. Già alcuni mesi fa la Procura distrettuale antimafia di Napoli aveva chiesto l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di Rita Mango per l’omicidio di Nicola Picone. In quel caso il gip rispose però “picche”, respingendo l’istanza. La Dda non ha però mollato la presa e nei giorni scorsi la richiesta, dopo il precedente appello al Riesame, è andata a buon fine. Da qui l’arresto, avvenuto nel pomeriggio di mercoledì, in un appartamento di Miano.

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La donna, moglie del ras scissionista del clan Lo Russo Valerio Nappello, è sospettata di aver ucciso Nicola Picone, 36enne esponente del clan dei Casalesi, in quanto amante restio a interrompere la loro relazione e perché avrebbe sottratto dei soldi dalla cassa della cosca dei “Capitoni”. Una vicenda dai contorni incerti, in merito alla quale nessun collaboratore di giustizia ha fin qui fornito ragguagli. L’inchiesta si è così sviluppata con attività tecniche – leggi, intercettazioni – che hanno spinto la Procura a formulare una richiesta di arresto all’insegna dei condizionali. Non a caso nei mesi scorsi il gip del Tribunale di Napoli aveva rigettato l’istanza della Dda. Il secondo affondo dei pm antimafia è però andato a buon fine, ma anche qui si staglia un piccolo giallo: al momento non è infatti chiaro se lo stato di irreperibilità della donna fosse stato dichiarato e, se sì, da quanto tempo.

Di certo c’è che Rita Mango, alias lady Nappello, al momento del blitz dei carabinieri si trovava nell’abitazione di famiglia a Miano. Stava trascorrendo il pomeriggio in tranquillità in compagnia di alcuni parenti e non aveva l’aria di una latitante che stava cercando di sfuggire alla cattura. La 38enne, inoltre, si è lasciata ammanettare senza opporre resistenza. La posizione dei congiunti è ora al vaglio degli investigatori dell’Arma, allo stato attuale nessuno di loro risulta però essere stato denunciato per favoreggiamento. Il giallo della “mantide” di Miano potrebbe a questo punto risolversi nelle prossime settimane davanti ai giudici del Riesame.