martedì, Dicembre 6, 2022
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Fili d’oro e tessuti preziosi nelle «boutique» della Pompei romana

In preparazione della prima grande mostra dedicata all’eccezionale collezione dei tessili di eta’ romana prevista per l’estate del 2019, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli presenta al Salone biennale dell’Arte e del Restauro di Firenze i risultati di indagini inedite avviate su 150 reperti, parecchi anche in fili d’oro, provenienti prevalentemente da Pompei e dall’area sepolta dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli

“Il Mann ha affidato all’Opificio delle Pietre Dure il restauro della Collezione dei Tessili, e avviato una convenzione con il Dipartimento di Architettura e disegno industriale dell’Universita’ Vanvitelli per lo studio di un concept di allestimento che nel 2019 mettera’ per la prima volta in mostra la preziosa collezione e l’affascinante storia della cultura tessile antica che essa custodisce”, spiega il direttore Paolo Giulierini, che ha illustrato al Salone fiorentino con il responsabile dell’ufficio restauro, Luigia Melillo, il percorso intrapreso per tutelare e valorizzare uno dei lasciti piu’ interessanti e sino a ora meno esplorati della cultura romana.

“La mostra e’ sorretta da un progetto di ricerca scientifica che grazie alla tecnologia indaga sulla composizione delle fibre e i processi di lavorazione, anche al fine di individuare le piu’ adeguate tecniche di conservazione”, aggiunge. Tra i materiali di maggiore rilevanza nella collezione, oltre ai tessili in fili d’oro, un rocchetto di legno con filo di seta; un panno tessuto in amianto proveniente dalla necropoli di IV sec. a.C. di Vasto; fili di asbesto pronti per la tessitura; il “fiocco”, un insolito oggetto la cui funzione e’ ancora ignota, un tessuto di seta lavorato a maglia che a un recentissima misurazione al radiocarbonio risulta databile tra il XV e il XVI secolo.

Il fiocco

Le indagini, ancora inedite, condotte mediante microscopia elettronica con spettroscopia a raggi X e microscopia a forza atomica allo scopo di analizzare la natura e la morfologia dei resti campionati, hanno permesso di documentare, tra l’altro, che la seta del rocchetto e’ seta selvatica prodotta dal lepidottero bombilis e che gli spessi filamenti che costituiscono il “fiocco” sono aghi di pino. A breve i tessili saranno trasferiti a Firenze dove saranno effettuati gli interventi di restauro.

Il borsellino

Al momento due oggetti della collezione, il cosiddetto borsellino e un nastro tessuto in fili d’oro, sono gia’ stati trasferiti presso l’Opificio per indagini e interventi di restauro. Melillo annuncia che “con il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Universita’ Vanvitelli abbiamo sottoscritto un Protocollo d’Intesa e una convenzione e stiamo lavorando anche con gli studenti sia per lavori di tesi sia per la creazione di un data base di informazioni su tessuti personali e d’arredo tratti dall’esame dei nostri affreschi”. Lo studio dei tessili del Mann e’ solo agli inizi. Sicuramente non dovette essere semplice per gli antichi scavatori riconoscere i materiali organici, tra i quali i resti tessili, eppure furono recuperati cosi’ come pezzi di pane, frutta, coloranti, cereali, semi, resti tessili, intrecci di paglia.

Herculaneum, Vestizione di una sacerdotessa
Herculaneum, Vestizione di una sacerdotessa

Reperti che confluirono nel Gabinetto degli Oggetti Preziosi, gia’ presente nell’Herculanense Museum nella Reggia di Portici, la prima sede delle raccolte pompeiane, collezione di curiosita’ unica al mondo. Il Gabinetto nell’estate del 1817 risultava comunque gia’ visitabile a Napoli nel Palazzo dei Vecchi Studi che dal 1816 aveva assunto il nome di Real Museo Borbonico. Attualmente, i tessuti in fili d’oro sono conservati presso il Medagliere in camere climatizzate cosi’ come i restanti tessili. La tipologia dei materiali schedati comprende, lino, lana, seta, canapa, amianto (filo), corda, fondo di paglia, sparto, bambagia.

Fanno parte della collezione anche due eccezionali e rari resti di amianto, una tela piu’ volte ripiegata che conserva ancora la flessibilita’ e fili di asbesto pronti per essere filati, provenienti da una tomba rinvenuta nel 1835 a Vasto in Abruzzo. E sono una decina i frammenti di tessuti e reticelle realizzati con fili d’oro, dalla lavorazione complessa e laboriosa, tra cui una fascia ripiegata piu’ volte su se stessa, perfettamente conservata, sottilissime reticelle e numerosi nastri.

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