di Giancarlo Tommasone

Malta torna sotto la lente dei magistrati. Questa volta a finire nel mirino è la Banca della Valletta, che secondo il Tribunale fallimentare di Torre Annunziata, avrebbe provato a sottrarsi alla richiesta di mettere a disposizione della curatela fallimentare della Deiulemar, i fondi che erano stati depositati dagli armatori.
Il Tribunale oplontino ha emesso un dispositivo che ha prodotto il sequestro di 363 milioni ai danni proprio della Bank of Valletta. Bisogna fare qualche passo indietro e andare al 2014. E’ allora che il curatore fallimentare fa richiesta di un sequestro conservativo nei confronti del citato istituto di credito. Si tratta di un importo complessivo di 363 milioni di euro, il denaro è quello ritenuto appartenere a tre consorzi di impresa riconducili agli armatori corallini falliti. Le tracce di tali fondi, stando alle indagini degli inquirenti,  portano proprio alla banca di Malta.

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Una protesta degli investitori di Deiulemar

L’istituto di credito – parliamo sempre del 2014 – si dice propenso ad esaudire la richiesta, ma alcuni giorni dopo emerge una anomalia. La curatela fallimentare, infatti, nota che uno dei trust (consorzio creato per amministrare i beni degli azionisti) è stato cancellato due anni prima. Secondo i giudici della Sezione fallimentare del Tribunale di Torre Annunziata, tale circostanza rappresenta un elemento fuorviante nei confronti della curatela. Tutto ciò, insieme ad altri elementi, avrebbe portato al sequestro conservativo dei suddetti 363 milioni.

La sede della Bank of Valletta a Santa Venera

Ma l’isola di Malta, paradiso fiscale a una manciata di chilometri dalla Sicilia, più di una volta, ha attratto l’interesse di altre ‘aziende’, quelle che si chiamano mafia, ‘Ndrangheta e camorra. A sottolinearlo, lo scorso ottobre, era stata anche Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, che, trovandosi a Malta per una serie di incontri istituzionali, aveva messo in guardia sulla presenza nell’isola di elementi della ‘Ndrangheta e di Cosa Nostra. Calabresi e siciliani, secondo Bindi, avrebbero attivato sedi legali per attività illecite, sotto la coperture di imprese specializzate soprattutto nelle scommesse on line.  L’obiettivo principale? Quello del riciclaggio di denaro sporco. Di interessi da parte di malavitosi nell’ex colonia inglese, rendicontano anche alcune relazioni della Direzione investigativa antimafia. Una di questa è datata 2014: Malta viene indicata come “luogo di rifugio per i latitanti della camorra”.

Donatella Concas

Lo spunto è dato dall’arresto di Donatella Concas, presunta affiliata al clan dei Casalesi e condannata con sentenza definitiva nell’ambito dell’operazione ‘Serpe’ condotta dalla Dia di Padova.  Ma un altro irreperibile della camorra stava cercando di raggiungere l’isola. Si tratta di Aldo Gionta, figlio del superboss di Torre Annunziata, Valentino. Siamo sempre nel 2014, è fine agosto.

Aldo Gionta, arrestato ad agosto del 2014 mentre si stava imbarcando per Malta

Aldo Gionta era ricercato da due mesi per associazione mafiosa e violazione della sorveglianza speciale. I carabinieri di Torre Annunziata lo scovano a Pozzallo, nel Ragusano, mentre, a bordo di un’auto e in compagnia di due donne e un uomo, si stava imbarcando a bordo di una nave pronta a salpare proprio per Malta.

Il luogo dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia

Non dimentichiamo, poi, che sull’isola a ottobre scorso la giornalista Daphne Caruana Galizia è stata uccisa da una bomba che ha fatto saltare in aria la sua auto, una Peugeot 108, mentre lei era a bordo. Gli inquirenti, per venire a capo della matrice dell’attentato, avevano battuto, tra le prime, anche la pista dei narcos italiani.