domenica, Gennaio 29, 2023
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Malavita e auto di lusso: i soldi del clan Moccia ripuliti con Ferrari e Porsche

Riciclaggio e autoriciclaggio, gli inquirenti passano al setaccio l’impero economico della cosca: il giallo della F40 venduta a più di un milione di euro

di Luigi Nicolosi

Auto di lusso e ad alte prestazioni non come semplice status symbol, ma come strumento per ripulire un fiume di denaro sporco. Sarebbe questo, secondo la Procura antimafia di Napoli, uno dei tanti business nel quale il clan Moccia si sarebbe tuffato a capofitto negli ultimi anni. Una strategia, quella della cosca, che porterebbe sopratutto le firme dei fratelli ras Antonio e Angelo Moccia, ai quali gli inquirenti della Dda riconducono una lunga serie di macchine dall’elevatissimo valore commerciale: su tutte, una rara Ferrari F40, una supersportiva prodotta dalla casa di Maranello negli anni Ottanta, le cui quotazioni si aggirano oggi persino sopra al milione di euro.

La circostanza emerge dall’ordinanza di custodia cautelare che pochi giorni fa, con l’esecuzione di oltre cinquanta arresti, ha inflitto un duro colpo alla potente cosca con base tra Afragola, Napoli e Roma. Sul punto, è però doveroso precisare che il giudice per le indagini preliminari non ha condiviso l’impostazione accusatoria, respingendo l’ipotesi di riciclaggio e autoriciclaggio tramite la concessionaria Motortecnica e numerose auto di lusso. Agli atti dell’inchiesta, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, resta però la ricostruzione di quello che sembra a tutti gli effetti essere un vero e proprio impero sommerso.

Da un’intercettazione del 13 luglio 2016 si apprende ad esempio che «Angelo Moccia aveva la disponibilità di una una Ferrari. Il dialogo avveniva tra Massimo Malinconico detto “Benny” e l’imprenditore Francesco Di Sarno». In quell’occasione Di Sarno sottolineava che Pietro Chirico aveva violato le direttive dei Moccia poiché faceva visionare a terza persona alcune autovetture di lusso: “Questi sono i due Maserati… questi sono i due Ferrari di Enzuccio (Angelo Moccia)”. Che Angelo Moccia avesse la disponibilità di una Ferrari, questa volta modello F40, emergeva con chiarezza dalla parole pronunciate proprio da Angelo Moccia in un’ambientale all’esterno del Bar Negresco a Roma.

In presenza di Luigi Moccia, Angelo Moccia avrebbe infatti delegato a Giulio Baltieri la vendita di una Ferrari F40 a un costo di 1.200.000 euro. Da una precedente conversazione, captata il 21 gennaio 2017, emergeva un’ulteriore conferma dalle parole di Angelo Piscopo: «Tengono le Ferrari… tengo le Porsche antiche… nuove nuove! Mimì le tiene giù… tengono una F12, una F40». Non è tutto però. Secondo la ricostruzione dell’ufficio di Procura Domenico Caputo “Mimì” era il custode delle Ferrari nella disponibilità dei fratelli Moccia. In particolare, stando a quanto emerso da tre intercettazioni del maggio 2018, Caputo avrebbe avuto la disponibilità di una preziosa Ferrari Testarossa considerata di proprietà di Angelo Moccia.

Per quanto riguarda invece Antonio Moccia, il custode sarebbe stato Giovanni Russo, titolare della concessionaria Motortecnica. Quest’ultimo, stando a quanto emerso dai dialoghi intercettati, in una circostanza è stato persino criticato da Domenico Caputo, che in quel momento parlava con Angelo Moccia, in quanto aveva eseguito una cattiva manutenzione «su un’altra autovettura Ferrari modello 208 di Antonio Moccia». In un’altra circostanza gli inquirenti che hanno lavorato al caso riconducono ad Antonio Moccia la disponibilità di una Ferrari 458, nella cui trattativa di vendita sarebbe intervenuto il ras in prima persona, stabilendo il prezzo: «Vabbuò qualcosa lo possiamo togliere».

Inoltre il 5 dicembre 2016 Pasquale Credendino, uomo di fiducia di Antonio Moccia, e Giovanni Russo si recavano insieme a ritirare una Porsche 912 d’epoca di colore arancione pastello-giallo paglierino. L’auto in questione sarebbe stata acquistata a un prezzo di 48mila euro e poi trasportata nel salone della Motortecnica. Anche su quest’operazione, sempre secondo i pm che hanno lavorato al caso, si allungherebbe l’ombra di Antonio Moccia, il quale, dialogando con Raffaele Ciuccio, aveva mostrato interesse per le auto Porsche d’epoca definendole “affascinanti” e in particolare per un modello di colore «arancio pastello degli anni Settanta». Il gip, sconfessando almeno in parte la linea della Procura, ha però ritenuto che il comprovato interesse della famiglia Moccia per le auto di lusso fosse in realtà un dato “neutro”.

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