(Nelle foto i fratelli ras Gaetano e Luigi Cifrone)

Sfuggito al maxi-blitz di fine ottobre, a incastrarlo le accuse mosse nei suoi confronti dal pentito Luca Covelli: «Senza un suo ordine non si muove una foglia»

di Luigi Nicolosi

Camorra, droga e armi. Erano queste le principali accuse che un mese fa erano piovute sulla sua testa. Ma lui, Gaetano Cifrone, presunto boss della camorra di Miano, aveva subito deciso di darsi alla macchia. Latitante da quasi un mese, il ras è stato catturato nel primo pomeriggio di oggi. Di lui ha a lungo parlato il neo pentito Luca Covelli: «Voglio specificare – ha messo a verbale il collaboratore di giustizia – che sul territorio c’erano Luigi Cifrone, Gaetano Cifrone “’o biondo” e Gaetano Tipaldi detto “Nanà”, i quali hanno l’imbasciata per comandare da parte di Oscar Pecorelli “o’ malommo”. In pratica sono i suoi referenti e senza un suo ordine non si muove foglia».

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«Camminavo quasi sempre armato e accompagnavo quasi sempre a casa prima Luigi e poi Gaetano per proteggerli e poi me ne tornavo a casa. Per fare queste cose mi pagavano 350 euro a settimana in quel periodo. Poi quando le cose si sono appianate (nel senso di una tregua tra i 2 clan, ndr) mi davano 200 euro a settimane. Le cose si sono appianate a fine aprile quando gli ho detto che mi sarei allontanato. Ho atteso che le cose si appianassero perché non volevo passare per vigliacco durante la tarantella», aveva poi aggiunto Covelli.