sabato, Dicembre 3, 2022
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Dal Messico all’Australia, la rete dei magliari nel mondo

di Giancarlo Tommasone

Li chiamano pure gli ‘zingari del commercio’, girovaghi che spacciano i loro prodotti taroccati in giro per il mondo. Ma tutti li conoscono come i magliari. Una rete estesa quella del commercio ‘parallelo’ che dal Dopoguerra invade non solo l’Europa ma tutti i Paesi del mondo. Dalla Germania alla Francia, dal Messico all’Australia. Di recente, proprio dal Messico, è emersa la vicenda di Raffaele Russo, del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino, di cui non si hanno più notizie dal 31 gennaio scorso. I tre, secondo quanto aveva tenuto a sottolineare il nipote di Raffaele Russo, altro non sono che magliari. “Noi narcotrafficanti?  Una bugia, mio zio ha sempre fatto il magliaro”, ha dichiarato appunto Gino Bergamè.

I tre napoletani scomparsi in Messico

Un giro illecito con introiti da capogiro, che ha filiali in tutte le più grandi città del pianeta e che, come provano le inchieste della magistratura, ricevono sovvenzionamento, tramite la diffusione dei prodotti da rivendere dalla camorra. Una rete che immette sul mercato i più svariati prodotti che hanno un’unica costante: sono tutti falsi, riproduzioni sia nei marchi che nei modelli.
Si va dai giubbini di finta pelle venduti a Parigi e in Olanda, fino ai trapani spacciati nel resto d’Europa, passando dalle fotocamere, pure queste taroccate.
Nel 2004 un’inchiesta del pm della Dda di Napoli, Filippo Beatrice, produce l’emissione di 37 misure di custodia cautelare nei confronti di esponenti del clan Contini, Licciardi e dell’Alleanza di Secondigliano. Al centro delle indagini una serie di rapporti commerciali della camorra che da anni esportava prodotti contraffatti in tutto il mondo avendo il monopolio del settore.

Il boss Edoardo Contini

L’espansione del gruppo criminale all’estero cominciò – secondo le risultante investigative – dopo la caduta del muro di Berlino quando Pietro Licciardi, arrestato a Praga nel 1999, avviò una serie di attività commerciali nell’Europa dell’Est. Da lì la rete si è poi estesa a Francia, Svizzera, Austria, Spagna, Regno Unito, Grecia, Stati Uniti, Canada ed Australia con epicentro Sydney. Fu aperto uno squarcio sulla realtà che accomunava certi imprenditori di diversi settori tra cui quello tessile,  venditori al dettaglio di prodotti e cosiddetti ‘spalloni’ (coloro che trasportano valuta estera provento di attività illecite in indumenti per farla arrivare in Italia). Tra i prodotti, finti capi ‘Versace’ oppure macchine fotografiche della ‘Canon Matic’, marchio di fantasia (poca) utilizzato per richiamare il brand Canon.

Paolo Di Lauro
Paolo Di Lauro

Secondo gli inquirenti, gli affiliati all’organizzazione dovevano riferire tutti i loro movimenti ai boss della camorra Vincenzo Licciardi ed Edoardo Contini e dovevano anche garantire alcuni standard sui profitti.
Alla rete dei magliari è collegato anche il clan Di Lauro; Ugo De Lucia, ritenuto dagli inquirenti il killer di Gelsomina Verde, viene arrestato a febbraio del 2005 in Slovacchia. La Procura accertò – due mesi prima dell’arresto – che De Lucia si era trasferito nella Repubblica Slovacca insieme ad altri personaggi di origine napoletana che svolgevano l’attività di magliari. Proprio seguendo gli spostamenti dell’uomo, gli investigatori, coordinati dal pm Giovanni Corona, lo rintracciarono nella città di Poprad.

Il killer del clan Di Lauro, Ugo De Lucia
Il killer del clan Di Lauro, Ugo De Lucia, venne arrestato in Slovacchia

Al primo posto per prodotti venduti ci sono i capi in finta pelle, prodotti in Cina e in Turchia, ma è notevole anche lo smercio di trapani, come quelli venduti su larga scala dai ‘commercianti’ riforniti dai clan della Sanità. Ultimamente, sentendo i diretti interessati, la vita dei magliari si è fatta più difficile. “Non si fanno più gli affari di una volta – afferma un magliaro che opera a Parigi – I giubbini? Ormai li compriamo nei negozi cinesi”.

 

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