Il pm Catello Maresca

Le responsabilità della politica.

“La magistratura riesce ad ottenere dei risultati impensabili nella lotta alle mafie, però nel nostro Paese manca un approccio finalizzato all’eradicazione definitiva, che non può passare attraverso interventi estemporanei”. A sostenerlo è il sostituto procuratore di Napoli Catello Maresca, uno dei magistrati che ha consentito di assicurare alla giustizia un boss di primo ordine come Michele Zagaria, dopo una latitanza durata ben 16 anni.

Il convitato di pietra, secondo il pm, è la politica sulla quale pesa, sottolinea, “una responsabilità enorme: sia in positivo, sia in negativo. L’efficacia dell’intervento politico purtroppo si pesa anche sui risultati raggiunti, che non si limitano ai risultati giudiziari”. “Facevano bene i vari ministri a elogiare le forze dell’ordine quando si conseguivano risultati straordinari, – ricorda Maresca – perché certi obiettivi si possono ottenere solo quanto tutto il comparto repressivo è efficiente. Però, dopo gli elogi, si doveva fare anche altro. Su quelle macerie di doveva costruire. E per costruire ci vogliono programmi, strategie, fondi e investimenti. Altrimenti, ciclicamente, si ricreano le condizioni che riportano quell’ambiente bonificato ad essere nuovamente preda delle mafie”.

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Per il magistrato, inoltre, “il ritorno in auge delle mafie ora avviene con modalità sempre piu’ sofisticate, e questo impone alla magistratura una nuova e faticosa elaborazione degli schemi finalizzati alla repressione”. Il primo passo da compiere, per il magistrato antimafia Catello Maresca, va nella direzione della conoscenza del fenomeno mafioso “che ora è diverso, piu’ subdolo, piu’ evoluto”. “Mi rendo conto – spiega – che non è nemmeno noto in tutte le sue sfaccettature e manifestazioni. A ciascun fenomeno mafioso ora dovrebbe corrispondere un diverso approccio. Invece – sottolinea – manca il contributo tecnico scientifico dell’accademia: è come se volessimo combattere il cancro nelle sue forme piu’ aggressive con unguenti e riti tribali”.

Secondo Maresca, in sostanza, ci vogliono norme specifiche “per sanzionare un gruppo di ragazzini che, piu’ o meno consapevolmente, si armano e fanno le stese nei vicoli di Napoli e un altro tipo di norme, nuove e piu’ avanzate, che si rivolgono invece ai ‘colletti bianchi’ o ai professionisti delle banche mondiali che reinvestono i patrimoni delle criminalità organizzate mondiali. Si tratta di fenomeni a tal punto distanti l’uno dall’altro, quasi opposti, per i quali la stessa norma non può essere sufficiente. E si tratta di fenomeni che non possiamo permetterci di scoprire tra vent’anni”.

Maresca ammette che questa non può essere una responsabilità solo italiana, “ma l’Italia si deve proporre come Paese capofila per la compilazione di normative capaci di affrontare le nuove e piu’ insidiose manifestazioni delle mafie a livello globale, sui quali siamo oggettivamente arretrati”.