Dall'alto a sinistra, in senso orario, Totò Riina, Giovanni Brusca, Lorenzo Nuvoletta e Matteo Messina Denaro

La circostanza emerge dalle dichiarazioni del super-pentito di Cosa nostra, Giovanni Brusca

di Giancarlo Tommasone

Agli atti del processo imbastito sulla ’Ndrangheta stragista – conclusosi alla fine di luglio scorso con la condanna all’ergastolo dei boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone – ci sono anche i verbali con le dichiarazioni del super-pentito di Cosa nostra, Giovanni Brusca. Quest’ultimo, annotano i magistrati, «in primo luogo, confermava non solo che i Graviano (in particolare Filippo e Giuseppe, ndr) avessero rapporti con i ‘calabresi’, fornendo così un indiretto riscontro a quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, ma chiariva che Io stesso Riina, diffidente e riservato, poteva non riferire neanche ai suoi più stretti collaboratori degli incarichi e dei rapporti che affidava alle cure di qualcuno dei suoi sodali».

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Il pactum sceleris / «C’era pure la camorra
nel consorzio criminale con calabresi e corleonesi»

Ma Giovanni Brusca svela pure la circostanza relativa a un coinvolgimento della camorra nella strategia stragista dettata dai corleonesi. Si tratta dell’incarico dato a Matteo Messina Denaro (il super-latitante padrino di Castelvetrano, attualmente a capo della «cupola») di convincere la camorra e, in maniera specifica i Nuvoletta (che a voler essere precisi, sono affiliati a Cosa nostra, ndr) a partecipare al nefando progetto di attacco allo Stato.

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Risulta chiaro, dunque, quale fosse il piano della mafia, che tendeva a esportare verso le altre organizzazioni criminali, il modello stragista che lei stessa stava praticando. Tornando ai rapporti con i calabresi, i magistrati – sulla base delle molteplici e convergenti dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia – hanno appurato che, già nel 1992, in concomitanza dei gravissimi attentati di Capaci e via D’Amelio, Cosa nostra invitò la ’Ndrangheta a partecipare alla strategia stragista. Tutto ciò, in virtù di una collaborazione consolidata e convergenza di intenti, che generavano continue sinergie e consultazioni fra le due organizzazioni.