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Mafia stragista, Cosa nostra voleva colpire anche Napoli

di giancarlo tommasone
22 Settembre 2020
in Notizie di Cronaca, Primo Piano
Tempo di lettura: 3 minuti
Il defunto capo dei capi, Totò Riina. Cosa nostra voleva colpire anche Napoli

Il defunto capo dei capi, Totò Riina. Cosa nostra voleva colpire anche Napoli

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Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza agli atti del processo sulla deriva terroristica della ’Ndrangheta 

di Giancarlo Tommasone

Cosa nostra voleva colpire anche Napoli; il capoluogo partenopeo sarebbe dovuto finire sullo scacchiere sul quale si mossero le mafie durante la stagione del terrore. La circostanza emerge dagli atti del processo imbastito contro la ’Ndrangheta stragista, che, arrivato a conclusione lo scorso luglio, ha portato alla condanna all’ergastolo dei boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone. Secondo quanto si evince da inchieste di magistratura e dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, la camorra non ebbe un ruolo operativo nelle stragi, certo è che Cosa nostra effettuò sondaggi e tentativi per coinvolgere forze anche all’ombra del Vesuvio. Il link diretto tra i siciliani e la criminalità organizzata campana è rappresentato dai Nuvoletta di Marano, veri e propri punciuti.

Leggi anche / Mafia stragista, Messina Denaro
ebbe l’incarico di coinvolgere i Nuvoletta

Il pentito Giovanni Brusca (tragicamente noto per essere quello che attiva il detonatore a Capaci) racconta che Matteo Messina Denaro (il superlatitante di Castelvetrano, considerato l’attuale capo della cupola) ebbe l’incarico direttamente da Totò Riina di parlare con i maranesi. L’accordo non si concretizzò, ma è chiaro che la camorra doveva essere informata, almeno a grandi linee, relativamente all’attacco allo Stato. La stagione del tritolo, iniziata nel 1992, si chiude con l’attentato fallito allo stadio Olimpico, che programmato per il 23 gennaio del 1994, avrebbe dovuto mietere decine di vittime, decine di carabinieri, che espletavano servizio di ordine pubblico, presso l’impianto sportivo della capitale.

Il pentito Spatuzza e la pista
che porta a Secondigliano

Della circostanza che chiama in causa Napoli e Secondigliano, a luglio del 2008, riferisce alla Dda di Firenze il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza: «Ricordo che ci incontrammo con Giuseppe Graviano prima in un bar a Roma, ma il vero e proprio incontro avvenne in villino sul litorale. Rammento ancora che posi di nuovo a Graviano il tema Contorno (il pentito Totuccio, che doveva essere eliminato dai corleonesi, ndr). Ma egli mi fece presente che occorreva, per quell’attentato, un diverso esplosivo in modo da non fornire indizi agli inquirenti e mi disse anche che era urgente muoversi in quanto anche noi dovevamo dare delle risposte».

Il retroscena / «Stagione delle stragi, c’era un
accordo per far arrivare il tritolo anche ai Licciardi»

Quando parla di risposte, Graviano si riferisce all’attentato del 18 gennaio del 1994 (quello portato a termine qualche giorno prima dell’incontro a Roma) nei pressi dello svincolo di Scilla, che causa la morte dei brigadieri dell’Arma Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. «A questo proposito – spiega Spatuzza – devo precisare che la presenza di altre situazioni di interesse, mi era già ben chiara fin da dopo Firenze (strage di Via dei Georgofili, maggio 1993, ndr), stante il fatto che Carra aveva lasciato dell’esplosivo a Secondigliano, dove mi era stato anticipato che mi sarei dovuto recare per perfezionare un attentato. In un primo tempo sapevo che su Napoli non ci sarebbe stata necessità del nostro intervento poi mi fu detto che, invece, saremmo dovuti intervenire io e Cosimo Lo Nigro… omissis».

Tags: ‘ndrangheta stragistacosa nostra voleva colpire anche napolidichiarazioni pentito gaspare spatuzzaesplosivo a secondiglianostagione stragi 1992-1994
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