La mafia nigeriana pratica anche il cannibalismo

di Giancarlo Tommasone

I servizi segreti durante lo scorso anno hanno osservato anche le evoluzioni dei clan di origine straniera. Sotto la lente accanto alle aggregazioni russofone, a quelle cinesi e balcaniche, sono finite anche le organizzazioni più evolute nel senso delinquenziale del termine. Una di queste è rappresentata dalla mafia nigeriana. Non un’aggregazione, dunque, ma una serie di potenti gruppi. La Campania, vede la presenza dei «nigeriani», soprattutto in provincia di Caserta. Particolare attenzione viene usata storicamente per monitorare quelli radicati a Castel Volturno, considerati in crescente espansione, e già interessati nel recente passato da operazioni di polizia giudiziaria e magistratura.

Minacce e riti vodoo per soggiogare le donne e costringerle a prostituirsi

«Tra le organizzazioni criminali straniere – è scritto nell’ultima Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza – più strutturate figurano quelle nigeriane, con interessi prevalenti nel traffico di droga, nell’immigrazione clandestina, nella tratta degli esseri umani, soprattutto di loro connazionali, e nello sfruttamento della prostituzione». Gruppi capaci di creare e rafforzare negli anni una rete così estesa che per quanto riguarda quelli della provincia di Caserta, li porta ad avere rapporti diretti – soprattutto per il traffico di stupefacenti – con diversi clan originari della Campania.

Il boss Francesco Schiavone “Sandokan”

«Un network così ramificato – annotano gli ‘007’ nella relazione – che risulta in grado di sfruttare, nei Paesi ospiti, una variegata rosa di opportunità illegali, in virtù di un atteggiamento fortemente intimidatorio, soprattutto nei confronti delle comunità di connazionali, e della competitività crescente nei settori del traffico e dello spaccio di stupefacenti, dello sfruttamento sessuale e del lavoro nero».

Le gang nigeriane gestiscono il racket della prostituzione nel Casertano

Attenzione è dedicata, anche se in maniera minore, alla manovalanza di origine africana, ma sottolineano proveniente dal Gambia e dal Ghana. Quella che, ad esempio, viene pure impiegata dai clan partenopei già da tempo. Se facciamo un salto dalla provincia casertana e ci spostiamo nella zona della stazione centrale di Napoli, troveremo infatti dei gruppi delle suddette nazionalità che lavorano come pusher. Pagati a giornata per spacciare le dosi di stupefacente.

Una operazione delle forze di polizia contro una cellula della mafia nigeriana in Italia

Anche questo particolare fa riflettere sul modo in cui è cambiata la situazione rispetto agli anni precedenti. I pusher del Ghana o del Gambia vengono utilizzati dai clan cittadini perché non si vogliono mettere a rischio organici alle cosche, coinvolgendoli in una fase così pericolosa come è quella dello spaccio.