martedì, Dicembre 6, 2022
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«Mafia e ’Ndrangheta si scambiavano regali di tritolo e acido»

Stagione delle stragi, i verbali dei collaboratori di giustizia sui rapporti tra Cosa nostra siciliana e cosche calabresi

Alcuni esponenti di Cosa nostra siciliana e della ’Ndrangheta calabrese, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, cominciarono a collaborare in maniera più frequente, soprattutto sul fronte dello scambio di droga e armi. La circostanza emerge dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia allegate agli atti del processo ’Ndrangheta stragista (che la scorsa estate è approdato a sentenza, con la condanna all’ergastolo dei boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone). A parlare dei legami tra le due organizzazioni criminali, è tra gli altri, il pentito Nicola Notargiacomo, ex esponente della cosca cosentina dei Perna-Pranno.

Il pactum sceleris / «C’era pure la camorra
nel consorzio criminale con calabresi e corleonesi»

A maggio del 2017 fa mettere a verbale: «Ho conosciuto Giuseppe Graviano nel 1988, quando mi recai a Palermo insieme a Stefano Bartolomeo e a mio fratello Dario. Avevo rapporti con i siciliani in quanto in carcere a Trani, nel 1985 io e Stefano Bartolomeo avevamo conosciuto Nino Marchese». Da allora i rapporti tra calabresi e siciliani si infittiscono, si fanno più solidi, fino ad arrivare ai «regali» di tritolo e perfino di acido (che, come la cronaca nera insegna, era particolarmente utilizzato dai Corleonesi). «Si instaurò un rapporto privilegiato proprio con Giuseppe Graviano. Iniziammo a scambiarci armi, esplosivi, acido, droga. Più precisamente noi vendevamo a Giuseppe Graviano e a tutta la famiglia di Brancaccio, armi automatiche (uzi, kalashnikov, ecc…), loro vendevano a noi stupefacenti del tipo cocaina ed eroina, inoltre ebbero a regalarci del tritolo per un quantitativo di circa 25 chili», racconta Nicola Notargiacomo.

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