Il boss Giuseppe Polverino subito dopo la sua estradizione dalla Spagna

Poi l’incontro chiarificatore con Papele ’e Marano al Rione Monterosa

Anche quando era ancora inserito a pieno titolo nell’organizzazione criminale di Paolo Di Lauro, Raffaele Abbinante, alias Papele ’e Marano (che diventerà uno dei capi degli Scissionisti), aveva uno stretto rapporto di amicizia – così lo definiscono gli inquirenti – con il boss Giuseppe Polverino, anche detto Peppe ’o barone. Non mancano, però, gli «incidenti diplomatici», che rischiano di mettere a repentaglio equilibri e collaborazioni tra le cosche. A rendicontare di uno di questi episodi, ai magistrati, è il collaboratore di giustizia Massimo Tipaldi.

Quest’ultimo fa emergere pure «una delle attività di turbativa della libertà del mercato, realizzata dal clan (Polverino) allo scopo di ottenere il monopolio in alcuni settori commerciali come quello della macellazione». «L’azione narrata da Tipaldi – sottolineano gli inquirenti – oltre a segnalarsi per la sua violenza, consente di individuare anche una sorta di spartizione criminale delle attività commerciali, dal momento che, probabilmente, gli esponenti del clan Polverino non erano a conoscenza della contiguità al clan Abbinante dei titolari della macelleria poi aggrediti».

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Ma cosa era successo? A raccontarlo è Tipaldi, nel corso della deposizione resa il 29 novembre del 1999. «I due fratelli (due macellai con bottega a Marano) vennero avvicinati da una parente di Giuseppe Polverino, detto ’o barone, che si occupava della vendita di carni, la quale chiedeva che i due macellai acquistassero la carne dalla ditta di Marano riconducibile alla sua famiglia (Polverino). I macellai rifiutarono la fornitura e la donna se ne andò», spiega Tipladi. «La mattina seguente – continua il collaboratore di giustizia – persone legate ai Polverino si recarono presso la macelleria per una azione intimidatoria, infatti, sei soggetti entrarono nella macelleria e picchiarono i due macellai, abbassando la saracinesca alle loro spalle. Io arrivai sul posto subito dopo il pestaggio, notai la macelleria a soqquadro e due persone che fuggivano, credo dei lavoranti alla macelleria, mentre i titolari erano vistosamente feriti e sanguinanti». Tipaldi dice ai pm, di aver notato anche «le sei persone che avevano eseguito il pestaggio mentre si accingevano frettolosamente ad andare via a bordo di auto e in sella a motoveicoli. Io mi trovavo sul posto perché mi stavo recando presso la tabaccheria, mio punto di ritrovo con i membri dell’organizzazione».

Il summit
al Rione Monterosa
e la decisione
degli Abbinante di lasciare
la gestione della macelleria
a Marano

Che cosa succede dopo? «Per i successivi 15 giorni – rendiconta il pentito – la macelleria rimaneva chiusa, mentre avveniva un incontro al rione Monterosa, tra gli autori del pestaggio e gli Abbinante, tra i quali sicuramente Raffaele Abbinante. L’incontro era finalizzato a chiarire i fatti avvenuti. Nell’occasione gli uomini di Polverino dicevano che non erano a conoscenza che i macellai fossero persone degli Abbinante, quindi, Papele (Raffaele Abbinante), accettava le giustificazioni ma, si asteneva dal riaprire l’esercizio commerciale a Marano. Dopo alcuni giorni presso lo stesso locale apriva una macelleria gestita da persone di Marano, i cui titolari si rifornivano di carne dai Polverino».