Una attività commerciale chiusa durante lo scorso lockdown (foto di repertorio)

Adesso la narrazione dominante vuole la criminalità organizzata a favore dell’apertura delle attività commerciali

di Giancarlo Tommasone

Il nuovo storytelling, imperante e largamente diffuso nelle scorse ore, vuole che la camorra abbia interessi a che non si attui un altro lockdown. C’è addirittura chi ipotizza che dietro le proteste di piazza, come quella scoppiata venerdì a Napoli, ci sia la regia della criminalità organizzata. A questo punto c’è una questione da dirimere. Fino a qualche mese fa, sulla scorta dell’orientamento registrato nei giorni successivi alla cosiddetta fase 2 (quella che a maggio, segnava la ripartenza parziale dopo il blocco totale), la camorra era indicata come soggetto criminale interessato alla crisi, al fallimento e alla conseguente chiusura delle imprese. A tal riguardo è opportuno riportare la dichiarazione resa a organi di stampa dal prefetto di Napoli, Marco Valentini. «Le organizzazioni criminali hanno il vantaggio di disporre di una grande mole di liquidità che ha molte fonti di approvvigionamento, tra queste lo spaccio di droga. Quindi in momenti critici per aziende e imprese il rischio che si avvicinino soggetti che propongono a vario titolo di dare prestiti è un pericolo importante. Abbiamo registrato anche un tipo diverso di usura (che nelle ultime settimane è aumentata del 12%): non la classica proposta di prestito da restituire con interessi, ma anche semplici elargizioni a sostegno di una attività. E’ quello che chiamiamo il welfare criminale». Tutto chiaro, no? La camorra, dice Valentini (a luglio scorso), è interessata alla crisi e alla chiusura delle aziende. Per quale motivo? Per prestare agli imprenditori, soldi a strozzo e riciclare capitali illeciti. E c’è di più. A maggio 2020, con l’inizio della fase 2, viene diffuso il report dell’Organismo di Monitoraggio delle infiltrazioni criminali sull’emergenza Covid-19, voluto dal capo della polizia, Franco Gabrielli, e presieduto dal vice Vittorio Rizzi. In sintesi, nel rapporto si evidenzia: «Le difficoltà economiche rappresentano i momenti maggiormente privilegiati per reinvestire denaro. La preoccupazione maggiore è il ricorso al credito parallelo e la possibilità di entrare nella disponibilità delle attività economiche senza figurare». Tradotto: le cosche puntano all’impoverimento delle imprese per infiltrarsi, quindi, nei fatti, «benedicono» come manna dal cielo il lockdown, che porta gli imprenditori che rischiano il crac, ad accettare ogni proposta per salvare il salvabile. Tra le proposte c’è naturalmente, nel nostro territorio, anche quella di prestiti a strozzo da parte della camorra.  Che fornendo liquidità (di cui ha grande disponibilità) diventa vera e propria partner delle imprese, chiudendo il cerchio relativo al riciclaggio di denaro. Tutto ciò, è chiaro, cozza in maniera stridente con la narrazione attuale, che vuole la camorra scendere in campo contro il lockdown, ed essere favorevole all’apertura delle attività commerciali. Inoltre, va sottolineato come, dal punto di vista criminologico e di letteratura giudiziaria, la camorra non ha ambizioni rivoluzionarie o rivoltose, che dir si voglia, o addirittura di leadership politica – e Stylo24 lo ha evidenziato attraverso una serie di inchieste -, come ad esempio ha avuto Cosa nostra. La mafia siciliana puntava a creare un partito per attuare un piano separatista, puntava all’indipendenza della Sicilia; la camorra, invece, è stata sempre una struttura criminale di natura parassitaria. Ciò per dire come di fronte al sacrosanto diritto di protestare, da parte di operatori economici, che sono stati dissanguati per riaprire le loro attività (investendo soldi in sanificazione, apparati per attenersi alle misure di distanziamento sociale, riduzione dei posti da riservare alla clientela), ci si nasconda, adesso, dietro il comodo paravento della camorra. Per di più bisognerebbe capire perché a Milano, Torino, Roma – il quotidiano Libero ieri titolava, in apertura di giornale: «Hanno ragione i napoletani» – stiano prendendo esempio, relativamente alla «rivolta» contro il Governo, proprio dai partenopei. Camorristi anche loro?

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