Luigi Di Maio

di Giancarlo Tommasone

In questi giorni i politici grillini sembrano aver rivalutato in positivo gli operatori dell’informazione. Accuse per un certo tipo di giornalismo considerato quanto meno parziale fino a qualche mese fa, si tramutano d’incanto in lodi e complimenti, spinte a continuare così, bene, menomale che esiste chi denuncia. E allora andiamo a vedere, per esempio cosa hanno detto di recente due esponenti di primo piano del M5S, commentando l’inchiesta ‘Bloody Money’ di Fanpage.it.
Il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio (tra l’altro giornalista pubblicista) è stato uno dei primi a tessere le lodi dei giornalisti della testata on line: «I bravissimi giornalisti di Fanpage.it, che si sono infiltrati in un sistema criminale di traffico illecito di rifiuti… »ha detto Di Maio.

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Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista, durante la trasmissione L’aria che tira mandata in onda su La7 il 16 febbraio scorso, ha tenuto a sottolineare l’importanza di un certo tipo di giornalismo di denuncia che ha fatto luce sul traffico illecito di rifiuti (riferendosi ancora all’inchiesta di Fanpage).

Grillo ‘compra’ i giornalisti con soldi falsi

Apriamo una piccola parentesi. A settembre scorso, Beppe Grillo durante una performance politica aveva inscenato l’acquisto di ‘pennivendoli’ ‘comprati’ con delle banconote false. E l’ex comico le aveva distribuite anche a una giornalista di Fanpage.
Chiudiamo la parentesi, torniamo un attimo indietro e andiamo a vedere cosa pensava fino a qualche tempo fa Di Maio dei giornalisti.
All’inizio di febbraio del 2017 il candidato premier grillino pubblica sulla sua pagina Facebook un post, in cui dice di aver  consegnato una lettera al presidente dell’Ordine. Evidenziamo qualche passaggio dello scritto: «In questi giorni abbiamo assistito a uno spettacolo indegno da parte di certa stampa, che ha usato la vicenda di una polizza a vita intestata a Salvatore Romeo, e il cui vero beneficiario è lui stesso tranne nell’ipotesi estremamente improbabile della sua morte, per infangare e colpire in maniera brutale la sindaca Virginia Raggi e l’intero Movimento 5 Stelle».
E poi una lista di articoli e dei relativi estensori considerati protagonisti dello spettacolo indegno di certa stampa. Passiamo a Di Battista.
E’ la fine di gennaio dell’anno scorso e viene pubblicato un video – diventato virale in pochissimo tempo – in cui il grillino parla di certa stampa rivolgendosi ad alcuni commercianti ambulanti raccolti a piazza Montecitorio contro la direttiva Bolkestein. «Hai le telecamere addosso, se sbagli un congiuntivo diventa notizia nazionale», dice riferendosi al fatto che ci sono giornalisti impegnati «a captare e cogliere l’errore, vivisezionare un discorso per delegittimare l’unica forza politica che non si è mai spartita nulla qua dentro». La folla reagisce: ammazziamoli, servi, bastardi, maledetti. Si riferisce ai giornalisti, naturalmente.