L'ex sottosegretario Felice Iossa

Per l’ex sottosegretario l’intesa rappresenta «uno sfregio per tutti gli alleati. Dem in condizioni pietose»

di Mauro Della Corte

Ex sottosegretario all’industria, deputato per due legislature, ex consigliere regionale ed elemento di spicco del centrosinistra in Campania da decenni. Felice Iossa, dall’alto della sua esperienza politica e amministrativa, non ha preso bene la notizia dell’accordo sancito ieri tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle. Accordo che prevede un unico nome per la successione di Luigi de Magistris alle prossime amministrative di Napoli. Non è contento e lo dimostra anche il tono dell’intervista che ha deciso di rilasciare a Stylo24.

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Onorevole, Pd e M5S hanno chiuso l’accordo sul candidato sindaco a Napoli in un bar a Posillipo, solo che manca ancora il candidato sindaco e i riformisti che cosa fanno?

«Io posso parlare per me ma spero che anche tutti i riformisti possano pensarla come me. Noi avevamo richiesto le primarie perché ci sono più candidati per il centrosinistra. C’è un candidato che si chiama Bassolino, che nessuno può mettere in discussione che è un uomo di sinistra, c’è Migliore, ma anche altri espressione della società civile e delle professioni che sono pronti a scendere in campo. Rispetto a questa pluralità di candidati mi sembrava logico e giusto chiedere le primarie anche perché una fase politica si è chiusa, che è quella dei 10 anni di disastro del sindaco de Magistris, e quando si apre una fase nuova è la città che deve esprimersi, scegliere e dare un contributo. Perché i partiti come sono messi oggi non sono nelle condizioni di poter offrire candidature come fatto dal Pd e i 5Stelle».

«Inoltre – aggiunge – l’accordo Pd-5Stelle è fallito in tutta Italia, vedi Roma, Milano e Torino. Non si capisce per quale motivo l’accordo deve essere fatto a Napoli con un movimento politico (M5S) che alla Regione è all’opposizione. Abbiamo un’occasione che è più unica che rara, quella di poter spendere i fondi europei del Recovery Fund, come si fa con una forza che al Municipio di Napoli e alla Città Metropolitana è in maggioranza e in Regione è all’opposizione. Solo a Napoli si possono fare questi capolavori».

«Il Partito democratico – rileva Iossa – è in una condizione pietosa, asfittica. Io non so perché l’anima riformista che c’è nel Pd non si ribelli. Per quanto mi riguarda questa situazione non la trovo affatto giusta. Se hanno fatto un accordo tenendo fuori tutti gli altri, se lo tenessero l’accordo. Vanno incontro a una sconfitta perché un centrosinistra così frastagliato, senza un’idea, senza un progetto, si deve misurare col centrodestra che sta in campagna elettorale da diverso tempo e voglio vedere come si fa. Sono ancora in tempo a ripensarci e a fare le cose sul serio e a dare pari dignità a tutte le forze politiche. Si poteva discutere nell’ambito del centrosinistra. Non fare un accordo che non si capisce, fuori a un bar, mettendo la fotografia in mostra, in sfregio a tutti gli alleati che avevano posto una questione».

Che valore assume il documento sul patto Riformista per Napoli con Italia Viva, Più Europa, Fare Democratico e Riformismoggi se Pd e M5S hanno già chiuso l’accordo?

«Io stamattina ho chiesto un incontro, già domenica ne abbiamo fatto uno molto buono dove c’era il vicepresidente della Giunta regionale, che era preoccupatissimo e non aveva escluso affatto le primarie. Davanti a questo accordo io ho sentito tutti e mi pare che marciamo nella stessa direzione. Bisognerà però guardare i fatti e capire se qualcuno sarà attratto da lusinghe o miraggi del potere. Quindi penso che in questo momento quello che è importante è la dignità politica. Il popolo riformista ma anche i cattolici popolari e i democratici liberali, devono far sentire la propria voce, è una questione di dignità politica. Non si può dire «o mangiate questa minestra o vi buttate dalla finestra». La minestra se la mangiassero loro, io non accetto a questa età, con la mia esperienza politica, con la mia coerenza politica, imposizioni di questa natura».

Fino a questo pomeriggio il candidato favorito per il centrosinistra era l’ex ministro Gaetano Manfredi che ha rifiutato, secondo lei era un buon candidato?

«Io lo conosco da piccolo e ho grande stima per Manfredi, è figlio di un socialista come me, ma non so quale esperienza amministrativa ha maturato sul campo. Io so solo una cosa, per chi non ha mai fatto il consigliere comunale, l’assessore in una grande città o in un Comune, avere a che fare con il Comune di Napoli non sarà una cosa facile. Gli auguro tutto il bene di questo mondo ma Napoli ha bisogno di un coraggio importante, di una competenza importante che Manfredi può avere, di un supporto reale da parte di uno schieramento politico».

«Bisogna pensare ad avere un’idea, un programma di forte discontinuità. Ma come si fa – sottolinea – a governare in una grande città, con i problemi che ha Napoli, con gente che non capisce niente di politica e dove hanno amministrato hanno fatto solo disastri come i 5Stelle. Ma che stiamo scherzando? Noi gettiamo benzina sul fuoco. Napoli è in queste condizioni, degrado sociale, delinquenza, camorra, sfascio totale della città. Ci vuole grande forza, coraggio e un programma di forte discontinuità. Un’amalgama seria di una grande maggioranza che partiva dall’esperienza fatta dalle ultime regionali con la vittoria di De Luca al 70%. Poi tutto poteva succedere, potevano anche essere aggiunti i 5Stelle ma non sono loro i protagonisti di un accordo dove gli altri poi vengono dopo. Questo per me non è accettabile e spero non lo sia per tutto il polo riformista».

C’è caos a sinistra: in campo ci sono già Alessandra Clemente con l’armata brancaleone degli ex di de Magistris, Antonio Bassolino e Sergio D’Angelo. Tutta questa concorrenza non favorirà il centrodestra?

«Sicuramente, ma il pericolo è questo. C’è un’irresponsabilità seria, perché stiamo aprendo un’autostrada al centrodestra. Stiamo aprendo la possibilità di consegnare la città al centrodestra, è questo il punto. Guardassero i sondaggi a che punto è arrivato oggi il Partito democratico. Non si rendono conto che questo abbraccio con il Movimento è mortale. E poi si richiamano anche al secondo governo Conte? Meno male che è arrivato Draghi se no stavamo ancora con la pandemia in condizioni di non poter uscire di casa».

«Io spero molto – afferma – in un sussulto dei cittadini e del presidente De Luca, perché l’interlocutore è lui. De Luca è la massima espressione istituzionale e fino a prova contraria fa parte di quel partito. È lui che ha sempre detto determinate cose sui grillini ed è lui che si deve esprimere e dire come stanno le cose. È arrivato il momento in cui deve dire la verità su quest’alleanza e far sentire il peso di una coalizione e della sua stabilità istituzionale. Il presidente De Luca deve sapere una cosa, che con i problemi di Napoli, con le tensioni sociali che vedremo da qui a qualche mese, niente è stabile e la crisi di Napoli può travolgere la stessa Regione Campania. Perciò bisogna stare molto attenti e deve scendere in campo e far sentire la propria voce e il proprio peso».

Che cosa si aspetta dal Pd e dal M5S ora che è stata sancita, anche a livello locale, la linea dell’alleanza giallorossa teorizzata da Bettini, Conte e Zingaretti?

«Dietro c’è D’Alema che dopo aver portato il disastro a sinistra e le divisioni nel Partito Democratico detta ancora le condizioni per lo sfascio. Io penso che è una situazione non buona e che dopo le amministrative, la politica si debba riorganizzare approfittando anche della presenza di Draghi. Bisogna riorganizzare un’offerta politica squisitamente riformista, liberaldemocratica, di ispirazione socialista da offrire per aver come interlocutore quella parte del partito democratico che è riformista ma che non conta, non si fa sentire e non pesa».

«Lo stesso Letta – aggiunge -, che aveva dato segnali diversi al suo insediamento, oggi sembra prigioniero della maggioranza, balbetta e dice cose che i cittadini non riescono a capire. Io sono d’accordo a dare il voto ai 16enni, di dare la cittadinanza agli immigrati ma questo non è il momento. Alla gente interessa il vaccino, l’occupazione, lo sviluppo, i commercianti che sono in mezzo alla strada, la riapertura delle attività, come li sosteniamo. Cioè se la sinistra di governo è una sinistra riformista deve pensare al popolo invece sta perdendo i legami con la società. Così aumentiamo la sfiducia della gente nella politica. Si allontaneranno ancora di più e diventerà più difficile. E quando c’è un vuoto qualcuno la riempie».

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