Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio

Un’assemblea in origine priva di temi sensibili, che si e’ trasformata in un confronto aspro tra sostenitori e oppositori di Luigi di Maio e del governo giallorosso in generale. E’ accaduto ieri pomeriggio a Palazzo Madama, quando una riunione convocata per definire le procedure per le candidature a capogruppo in sostituzione del neoministro Stefano Patuanelli ha visto deflagrare la dialettica tra le varie anime del movimento sulla questione della leadership, della democrazia interna e dell’alleanza col Pd. Una parte dei “malpancisti”, infatti, gia’ sul piede di guerra dopo l’avallo di un esecutivo assieme ai dem ed esacerbati dalla scissione renziana, ha proposto di modificare lo statuto di M5s, in modo da sostituire alla figura del capo politico un comitato di dieci persone elette. Una gestione collegiale che i fautori della proposta hanno asserito di voler introdurre promuovendo una raccolta firme che solleciti la revisione dello statuto. I senatori piu’ vicini a di Maio, da parte loro, hanno fatto presente che ogni revisione statutaria deve essere avallata dagli attivisti sulla piattaforma Rousseau, e non e’ mancato chi ha fatto presente che la riorganizzazione voluta da di Maio e gia’ approvata online – che prevede una squadra di “facilitatori” che affianchino la leadership – va proprio nella direzione di una maggiore collegialita’.

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A supporto della propria richiesta di collegialita’, gli oppositori dello status quo hanno chiesto poi l’intervento del garante Beppe Grillo, che a loro avviso dovra’ dirimere la questione della modifica dello statuto. Le modalita’ della proposta hanno inevitabilmente sollevato i toni dell’assemblea, che ha lasciato delle scorie polemiche per tutto il pomeriggio. Tra i piu’ attivi, il senatore Michele Giarrusso, che ha rivendicato le critiche di poca democrazia interna rivolte a di Maio nel corso dell’assemblea, mentre il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, ha tentato di smorzare le polemiche su twitter, sottolineando che non si e’ trattato di nessuna lite ma di un semplice “esercizio di democrazia”.

 

La senatrice e questore Laura Bottici, al termine della riunione, ha difeso di Maio, ricordando che “Luigi in questi ultimi anni ha portato il movimento a vincere le elezioni nel 2018” e che “ha dovuto affrontare decisioni importanti, prendendosi oneri e onori”. Per la Bottici sarebbe opportuno, in questa fase, sostenere il processo di riorganizzazione messo a punto da di Maio che prevede l’introduzione dei facilitatori, sia a livello nazionale che locale.

Resta pero’ sul tavolo la questione piu’ ampia delle divisioni interne al movimento e dell’inquietudine degli anti-Pd, ora alle prese anche con una per loro pesantissima coabitazione in maggioranza con Matteo Renzi. Gianluigi Paragone, pur ribadendo la propria contrarieta’ alla svolta giallorossa del leader e forte del mancato voto di fiducia all’esecutivo ha pero’ tenuto a escludere decisamente la possibilita’ di promuovere una scissione “a destra” dal movimento, scegliendo la strada dell’ironia: “Faccio fatica a organizzare la mia vita personale – ha detto – figuriamoci se ho voglia di organizzare una scissione. Se qualcuno si affida a me per la scissione sta messo male…”. Quanto alla questione per la quale era stata originariamente convocata l’assemblea di oggi, e’ stato stabilito che le candidature a capogruppo a Palazzo Madama dovranno pervenire via mail entro la fine di settembre, seguite un paio di giorni dopo dall’indicazione del direttivo. L’obiettivo e’ quello di eleggere il nuovo capogruppo per il 9 ottobre, in tempo utile per presentarlo alla kermesse “Italia a cinque stelle”, in cui si festeggera’ il decennale del movimento, prevista a Napoli il 12 e 13 ottobre. Piu’ avanzata la pratica a Montecitorio, dove In queste ore hanno ufficializzato la propria candidatura a capogruppo alla Camera Francesco Silvestri e Anna Macina.