Il Movimento e i conti che non tornano

Quello della restituzione di una quota dello stipendio mensile, è un tasto dolente per il Movimento 5 Stelle. Il regolamento, infatti, impone ai parlamentari pentastellati la restituzione di un minimo di 2mila euro (da decurtare dai propri emolumenti) e 300 euro da destinare allo sviluppo della piattaforma Rousseau. Ebbene, se si va a consultare il sito tirendiconto.it emergerà che per l’intero 2019, ben 18 parlamentari non hanno versato un euro. Gli undici deputati, morosi sono: Nicola Acunzio, Nadia Aprile, Santi Cappellani, Federica Dieni, l’ex ministro Lorenzo Fioramonti, Flora Frate, Francesca Galizia, Marta Grande, Mara Lapia, Paolo Nicolo Romano, Andrea Vallascas. In ritardo con i pagamenti anche sette senatori: Cristiano Anastasi, Vittoria Deledda Bogo, Alfonso Ciampolillo, Luigi Di Marzio, Fabio Di Micco, Mario Michele Giarrusso, Pietro Lorefice. Chi non ha versato è stato già invitato a farlo entro la giornata di oggi, sottolineano i vertici del M5S, nel caso in cui non ottemperino al pagamento, si muoveranno i probiviri. Tra le conseguenze più estreme, per i morosi, almeno così recita lo statuto del M5S (ma spesso si «gioca» sull’interpretazione della regola e il periodo della morosità risulta essere molto elastico), c’è anche quella dell’espulsione dal Movimento.